Regia Università degli Studi di Cagliari ( 1620 ottobre 31 - 1946 )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente di istruzione e ricerca

Altre denominazioni: RUSCa

Condizione: pubblico

Sede: via Università n. 40, 09124 Cagliari

Collegamenti

Profilo storico / Biografia

Il primo passo verso l’istituzione dell’ateneo cagliaritano fu compiuto il 16 settembre 1543 quando, in occasione del Parlamento convocato dal viceré Antonio Folch de Cardona, i delegati cagliaritani Giovanni Antonio Arquer e Michele Barbera rivolsero a Carlo V d’Asburgo la richiesta di istituzione di uno Studio generale nel capoluogo sardo, allora città regia, affinché gli aspiranti dottori isolani potessero vedere soddisfatte le proprie ambizioni di studio senza doversi recare fuori dall’isola. Dal principe reggente, Filippo II, arrivò una risposta positiva, che però rimase lettera morta.
Il 20 luglio 1553, Filippo II ordinò al viceré Lorenzo Fernandez de Heredia di portare all’attenzione del Parlamento sardo l’approvazione di un congruo finanziamento volto all’istituzione dello Studio generale. Il principe reggente manifestò anche l’intenzione, condivisa con l’imperatore Carlo V, di contribuire finanziariamente all’impresa. Nonostante la comunione di intenti di tutti e tre gli Stamenti parlamentari – il braccio reale, il braccio militare e quello ecclesiastico, ovvero i rappresentanti delle città regie, della nobiltà e della chiesa dell’isola – anche questa non determinò alcun esito concreto.
Una terza richiesta per l’apertura di uno Studio generale fu presentata dagli Stamenti il 3 marzo 1603, durante il Parlamento presieduto dal viceré Antonio Coloma conte di Elda. Oltre alla città di Cagliari, anche Sassari si dimostrò interessata a divenirne la sede. La scelta cadde sulla prima, con approvazione del re Filippo III del 30 settembre 1604. Fu solo il 12 del mese di febbraio 1607, però, che il pontefice Paolo V promulgò la relativa bolla di approvazione che disciplinava il costituendo Studio generale e i suoi organi di governo, individuando il rettore e cancelliere nella persona dell’arcivescovo cagliaritano, ma, ancora una volta, il processo di istituzione fu portato avanti lentamente. Nel 1610 il rappresentante del Consiglio civico di Cagliari, Salvatore Isquierdo, avviò le trattative con la Compagnia di Gesù affinché gli insegnanti del Collegio cagliaritano di S. Croce si trasferissero nel complesso universitario in costruzione e si dedicassero alle lezioni accademiche, destinando loro gli insegnamenti umanistici, filosofici e teologici, nonché le cattedre di Greco, Ebraico e Matematica. Nel disegno dell’Isquierdo, le lezioni di Medicina, Leggi e Canoni sarebbero state impartite da alcuni amministratori civici, senza interferire con quelle dei sacerdoti, ma la trattativa non andò in porto.
Il 10 dicembre 1619 i consiglieri della città supplicarono l’esecuzione del decreto approvato nel 1604 e rimasto inespresso. Il privilegio reale di fondazione arrivò, finalmente, il 31 ottobre 1620, sottoscritto da Filippo III. Rispetto alla bolla pontificia, quest’ultimo riservava all’arcivescovo in carica il ruolo di cancelliere e la facoltà di nominare un pro-cancelliere in sua sostituzione, ma assegnava ai consiglieri della città il potere di nominare, ogni tre anni, il rettore, scegliendolo tra gli ecclesiastici che fossero dottori in Teologia o Diritto. La figura del rettore, così come illustrata nel documento del 1620, richiamava il modello delle università catalano-aragonesi: egli era posto al centro della vita accademica e delle cerimonie solenni, come quelle di conferimento dei gradi.
Nemmeno il privilegio fu reso subito esecutivo e solo sul finire del 1623 l’ambasciatore cagliaritano alla Corte di Madrid riuscì a ottenere da Filippo IV l’obbligo di compartecipazione finanziaria all’istituzione dello Studio cagliaritano da parte di tutte le componenti del regno. Con il Parlamento del 1623-1624, il re Filippo IV ordinò al viceré di Sardegna, Giovanni Vivas, che tutti gli Stamenti contribuissero finanziariamente alla sua istituzione. La reazione dell’ambasciatore sassarese presso la Corte, impegnato al tempo con gli stessi obiettivi, comportò la sospensione del provvedimento e l’ennesimo rallentamento nell’iter fondativo dell’ateneo cagliaritano, perché il sovrano intendeva istituire nell’isola una sola università e la querelle tra Cagliari e Sassari rappresentava un ostacolo.
La questione finanziaria venne risolta grazie all’intervento della città di Cagliari: contributo determinante fu il legato di 10.000 lire sarde disposto il 16 agosto 1624 dal conte di Serramanna, Antonio Brondo. Il 23 gennaio 1626 il consigliere capo Giovanni Dexart e la delegazione municipale si presentarono al capitano generale del regno, Pedro Ramón Safortesa, per chiedere formalmente l’attuazione del privilegio reale del 1620.

Le Constituciones dello Studio cagliaritano furono promulgate il 1° febbraio 1626 dal consigliere capo Giovanni Dexart e dai consiglieri civici Filippo Silvestre, Giovanni Giacomo Martis e Gerolamo Aleo. Lo statuto disciplinava l’attività accademica sotto tutti gli aspetti. Per la stesura del documento il Dexart, dottore in Utroque iure, vagliò gli statuti di diversi atenei spagnoli e italiani, traendo come modello quello di Lleida.
L’ateneo fu posto sotto la protezione della Vergine e dei santi sardi Ilario (papa dal 461 al 468), Lucifero (vescovo di Cagliari, morto nel 370) ed Eusebio (vescovo di Vercelli, morto nel 371), tutti presenti nello stemma, in uso ancora oggi, stabilito dalle Constituciones.
Gli statuti ponevano il governo dello Studio generale nelle mani del rettore. Forse per arginare la frattura creatasi tra la bolla pontificia e il privilegio reale – la prima affidava all’arcivescovo il doppio ruolo di cancelliere e rettore, il secondo solo quello di cancelliere, mentre stabiliva che il rettore fosse scelto, ogni tre anni, dai consiglieri della città – le Constituciones stabilirono che il primo sarebbe stato l’arcivescovo cagliaritano. Poiché, in quel momento, la sede era vacante, all’articolo 3 si fissò che il primo rettore sarebbe stato Cosma Escarxoni, canonico della cattedrale e vicario generale della sede vacante, che avrebbe dovuto approvare e ratificare le stesse Constituciones e giurare di osservarle nel momento di presa dell’incarico.
Il rettore era tenuto a presenziare al conferimento di tutti i gradi accademici (baccellierato, licenza e laurea), pubblicare i bandi per l’«opposizione» alle cattedre, ovvero i concorsi, ricevere il giuramento e la professione di fede dei professori, disciplinare tutto il personale, presiedere le riunioni dei professori e dei dottori del collegio e provvedere, in generale, al buon andamento degli studi.
Erano previsti un provvisore generale, un sindaco, un clavario, un segretario, un assessore e, per la didattica, un corpo accademico costituito da cattedratici, collegi dei dottori e giunte di facoltà. Le Constituciones istituivano quattro facoltà e relativi collegi: Teologia, Leggi, Filosofia e Arti, Medicina.
Per la Facoltà di Teologia fu ripreso e raggiunto l’accordo con i Gesuiti, ai quali furono affidate le cattedre di materie teologiche e Lingua ebraica; altre due, Dottrine tomiste e Dottrine di Scoto, furono assegnate, rispettivamente, a un domenicano e a un francescano. Sei furono anche le cattedre di Leggi: due di Istituzioni, due di Diritto canonico e due di Pandette. Per la Facoltà di Medicina si istituirono due cattedre (mattutina e vespertina), mentre per la Filosofia e Arti, alle due cattedre di Filosofia e Matematica già tenute presso il Collegio gesuitico fu aggiunta quella di Filosofia aristotelica, affidata a un frate minore conventuale di S. Francesco. Qualora gli Stamenti ecclesiastico e militare avessero contribuito finanziariamente, sarebbero state istituite cinque nuove cattedre: due di Digesto, due di Istituzioni e una di Chirurgia.
Cattedre e relativi stipendi erano assegnati nominalmente. I professori avrebbero dovuto accettare l’incarico senza rinunciarvi se non per cause note e legalmente riconosciute, e non potevano affidarlo a terzi. L’articolo 10, inoltre, stabiliva che le cattedre resesi vacanti in futuro sarebbero state assegnate, mediante oposisión, a cittadini cagliaritani o provenienti da eventuali città che avrebbero contribuito al mantenimento dell’ateneo. Una delle ragioni di questa disposizione risiedeva nel fatto che il bilancio, in quel momento, gravava sulla sola città di Cagliari.
Il provvisore generale era un dottore incaricato di vigilare sul rispetto delle Constituciones, quindi anche sul corretto svolgimento delle lezioni, e sulle quietanze dei salari; il sindaco, che doveva avere il titolo di baccelliere, aveva invece funzioni rappresentative; il clavario aveva il compito di riscuotere le somme versate dagli studenti per poi ridistribuirle secondo quanto stabilito dalle stesse Constituciones; il segretario – il primo fu il notaio Pietro Piu – era incaricato di redigere e conservare i documenti; i due bidelli scandivano gli orari della vita accademica; l’assessore aveva compiti di vigilanza sulla corretta osservanza delle leggi e di amministrazione della giustizia in ambito universitario – lo Studio era, infatti, sottratto alla giurisdizione ordinaria e aveva un suo tribunale. Tale disposizione si inseriva in continuità con la legislazione universitaria tardomedievale che prevedeva concessioni e privilegi volti a difendere l’indipendenza di maestri e allievi da eventuali ingerenze esterne in grado di inficiare il buon andamento degli studi.
L’immatricolazione degli studenti avveniva attraverso una domanda indirizzata al segretario e il pagamento della relativa tassa; i trasferimenti da altra università erano soggetti al riconoscimento, da parte del collegio della facoltà, della validità dei titoli conseguiti. La durata dei corsi variava secondo i gradi: quattro anni per il baccellierato, cinque anni per il diploma di licenza o di laurea.
Nonostante lo scrupoloso lavoro svolto dai redattori delle Constituciones, l’amministrazione dello Studio generale incontrò presto alcune difficoltà, prima fra tutte il disaccordo tra l’arcivescovo-rettore e i consiglieri della città.
L’arcivescovo Ambrogio Machin, divenuto rettore nel 1627, entrò in conflitto con i consiglieri in merito alle nomine del rettore e del vice rettore. Trascorsi i tre anni di rettorato previsti dallo Statuto, rimase in carica. Il 9 settembre 1633, con la sigla di un accordo nel quale i consiglieri ratificavano la nomina di vice rettore del canonico Tomas Ratchis, voluto dal Machin, e quest’ultimo riconosceva il privilegio della città di scegliere il rettore, sembrava che la situazione si fosse ristabilita, ma non fu così. Il Machin rimase a capo dell’università cagliaritana fino alla sua morte, avvenuta nel 1640, fu poi sostituito dal vicario della sede vacante, Giovanni Cao e, nel 1642, dal nuovo arcivescovo, Bernardo De La Cabra. Anche questi si scontrò con l’amministrazione cittadina e, cessato il suo mandato, snobbò la cerimonia di insediamento del nuovo rettore, Gerolamo Cao, nonostante ricoprisse il ruolo di cancelliere e in tale veste dovesse parteciparvi.
Un altro problema manifestatosi sin dai primi anni fu quello delle scarse risorse economiche. Già dal 1634 gli studenti di Medicina lamentarono le carenze della facoltà. Gli insegnanti erano pochi e poco disposti a dedicarsi alla docenza, e preferivano esercitare la libera professione perché non ricevevano regolarmente i rispettivi compensi dallo Studio generale. Dagli atti del Parlamento del viceré Fabrizio Doria d’Avellano si evince che i fondi versati dal solo comune di Cagliari non erano sufficienti e che si era reso necessario diminuire e ritardare gli stipendi dei docenti. I contributi previsti da parte degli Stamenti militare ed ecclesiastico non furono mai versati e più volte i consiglieri cittadini dovettero presentare istanze al sovrano per chiedere un aumento delle finanze dell’ateneo.
Nel 1682, Carlo II dispose l’incameramento delle rendite di tutte le università del regno, comprese quindi quelle sarde, per far fronte a una grande crisi economica. Nel 1686, però, il sovrano emanò una prammatica volta al miglioramento del governo del Regno di Sardegna e, tra le iniziative intraprese, ordinò che la sede dell’università cagliaritana, al tempo già dismessa, fosse ripristinata e che i docenti rispettassero i programmi e i calendari delle lezioni. L’esito della prammatica non fu quello sperato: nel 1687 gli studenti si trovarono di nuovo a lamentare il mancato svolgimento delle lezioni, in questo caso Instituta, Leggi e Canoni. Il sovrano si interessò all’università cagliaritana ancora nel 1689 e poi nel 1698, ma tuttavia, in questi anni, non furono presi provvedimenti efficaci.
L’ateneo continuò, a singhiozzo, a conferire le lauree e gli altri gradi accademici, come dimostra la documentazione dislocata in diversi istituti di conservazione: l’Archivio Storico del Comune di Cagliari, l’Archivo de la Corona de Aragón a Barcellona, l’Archivio Storico dell’Università di Cagliari. Quest’ultimo conserva alcuni registri, i Libri de Grados, compilati dai segretari dello Studio generale cagliaritano prima della restaurazione del 1764, probabilmente conservati negli anni dai diversi segretari e trasferiti presso la nuova sede costruita nella seconda metà del Settecento.
Con qualche lacuna, i Libri de Grados coprono l’arco cronologico che va dal 1709 al 1760, ma si conserva anche la coperta in pergamena di un Libre de graus desde 1673 asta 1679. Da fonti più tarde, si apprende che alla fine del Settecento era ancora possibile consultare un numero imprecisato di questi Libri, perché Pietro Francesco Degioanni, professore di materia medica dal 1764, nel 1792 compilò un elenco dei laureati in Medicina presso l’università cagliaritana, includendo alcune lauree conseguite tra il 1674 e il 1701 delle quali ora, in archivio storico, non vi è altra traccia. Secondo il preziosissimo elenco, tra il 1674 e il 1720 i laureati in Medicina furono solo otto.

A seguito di molteplici episodi di conflitto e dei relativi accordi di pace internazionali, nel febbraio 1720 Vittorio Amedeo II di Savoia divenne re di Sardegna. Impegnato, tra il 1723 e il 1729, nella riforma dell’Università di Torino, il nuovo sovrano non rivolse lo sguardo agli atenei sardi. Fu con il suo successore Carlo Emanuele III che, a partire dal 1755 e grazie a una serie di norme, si iniziò a intravedere un cambiamento organizzativo nell’amministrazione e nella gestione degli affari del regno. Il 13 gennaio dello stesso anno il sovrano aveva, infatti, disposto l’istituzione, a Cagliari, di una speciale giunta finalizzata alla raccolta di informazioni sulle condizioni dello Studio generale cagliaritano, dalle cui relazioni si apprende che i suoi locali erano stati occupati dalle truppe sabaude. Ancora nel 1762-1763, il palazzo dell’università era destinato «parte di quartiere alla truppa, parte di teatro, e parte di magazeno».
La giunta passò in rassegna le Constituciones. La prima osservazione riguardò la lunga permanenza del rettore Angelo Maria Carta, in carica da diciassette anni, a discapito dei tre previsti dall’articolo 3 dell’antico statuto. Emerse, poi, che quasi nessuno tra i docenti dettava e spiegava, che la figura del sindaco era venuta meno, che i dottori collegiati erano in numero inferiore rispetto a quanto stabilito dalle Constituciones e, ancora, che non si osservavano affatto i tempi stabiliti per il conseguimento dei gradi, non vi era obbligo di frequenza né un determinato percorso formativo. Infine, non era più in carica alcun assessore e non si seguivano più le disposizioni previste per il foro universitario. Le relazioni e le memorie stilate dalla giunta furono inviate alla Segreteria di Stato a Torino, dove il ministro Giovanni Battista Bogino, incaricato degli affari di Sardegna, sentito fortemente il bisogno di formare una nuova classe dirigente, aveva fatto riunire una commissione.
Il 19 febbraio 1758, il nuovo rettore, Francesco Ignazio Guiso, denunciò al sovrano la mancata osservanza delle Constituciones del 1626. Il reggente la Reale Cancelleria comunicò che, essendo in corso la riforma dell’ateneo, non si poteva pensare di ristabilire i precetti delle Constituciones se non in via transitoria. Anche il Consiglio civico cagliaritano lamentò presso il viceré Vittorio Amedeo Costa della Trinità la completa decadenza dell’istituzione universitaria.
Dopo la creazione della Scuola di Chirurgia (1759) e il riordinamento delle Scuole inferiori (1760), con regio biglietto del 27 agosto 1760 prese incarico, quale giudice della Reale Udienza, Pietro Giuseppe Graneri, uomo di fiducia del Bogino, che portò avanti l’iter amministrativo della riforma delle università sarde.
Con bolla del 12 luglio 1763, Clemente XIII decretò la nuova fondazione dell’università cagliaritana e indicò quale cancelliere e rettore il nuovo arcivescovo di Cagliari, Giuseppe Agostino Delbecchi, consacrato la settimana successiva. Il Consiglio civico, sentitosi defraudato del diritto di nomina del rettore e venuto a conoscenza dell’intenzione del sovrano di nominare professori forestieri, lamentò un ulteriore abuso nei confronti delle Constituciones del 1626, chiedendo che non venisse data esecuzione alla bolla pontificia, che rimanessero in carica i docenti già nominati e che i nuovi non fossero che sardi e cagliaritani. Il re non gradì questa presa di posizione e la interpretò come un disconoscimento dell’autorità sovrana. La riforma andò avanti e il 28 giugno 1764 furono pubblicate le nuove Costituzioni, inviate in Sardegna in 755 copie, accompagnate da un solenne diploma regio.
I punti sui quali si fissavano i cardini della riforma universitaria erano tre: le finanze, il corpo accademico e la sede. Per quanto riguarda le prime, nel 1763 fu stipulato un accordo con il pontefice, che cedeva all’amministrazione regia i redditi di sette benefici dipendenti dalle diocesi sarde per il finanziamento dell’ateneo e dei nuovi seminari.
A capo dell’università fu posto un nuovo organismo collegiale, denominato Magistrato sopra gli Studi, costituito dall’arcivescovo, dal reggente la Reale Cancelleria, dal giurato capo della città di Cagliari, e dai prefetti delle quattro facoltà nominati dai collegi delle medesime. Alle riunioni del Magistrato dovevano intervenire anche il censore, l’assessore e il segretario. Il primo andava a sostituire il provvisore generale, restava in carica sei anni e aveva il compito di vigilare sul corretto andamento degli studi e sul rispetto delle Costituzioni, nonché sulla corretta amministrazione della segreteria e della tesoreria. L’assessore era nominato su una terna di docenti del collegio di Giurisprudenza e il suo incarico durava 3 anni. Tra i suoi compiti vi era quello di conoscere e seguire le cause civili e criminali nelle quali erano coinvolti gli studenti, i membri del corpo accademico e i dipendenti dell’università. Il segretario aveva il compito di seguire, oltre che le riunioni e le attività del Magistrato sopra gli Studi, anche quelle di tutta l’università, ivi comprese le attività dei collegi, verbalizzandone le riunioni e registrando le deliberazioni, le estrazioni dei trattati, gli esami e le cause del tribunale universitario. Ulteriore incarico era quello di curare l’archivio dell’ateneo e l’ufficio di spedizione dei documenti (matricole, fedi d’ammissione, patenti dei gradi, etc.). Altra figura prescritta dalle Costituzioni era il protomedico, per il quale si istituiva l’apposito ufficio del Protomedicato, seguito anche questo dal segretario del Magistrato. L’ufficio, formato dal protomedico e dai professori di medicina teorico-pratica e di materia medica, aveva soprattutto il compito di ispezionare le botteghe degli speziali, di verificare e tassare i medicinali e di dettare regolamenti sulle attività di medici, chirurghi, speziali e levatrici.
Compito del Magistrato sopra gli Studi era quello di vegliare sull’esatta osservanza delle Costituzioni, sull’insegnamento di «dottrine sane, non contrarie alla religione, ai diritti [del re] e della Corona». Doveva mantenere il buon ordine nell’università, garantendo «che fra gl’impiegati, e specialmente tra li professori si cammin[asse] in una perfetta intelligenza ed armonia, concorrendo tutti al progresso degli studi». L’assemblea aveva il compito di deliberare su tutto: le suppliche degli studenti, trasmesse tramite il censore, le osservazioni e le richieste dello stesso censore e di prefetti, professori e dottori dei collegi, ma anche del resto del personale, o presentate da loro eredi e familiari, nonché del governo e degli uffici periferici. Le riunioni dovevano tenersi almeno tre volte all’anno – all’inizio e alla fine dell’anno accademico e durante le feste di Natale – e negli altri casi ritenuti necessari, per discutere dello stato degli studi e di tutte le richieste. Le tre riunioni obbligatorie si svolgevano nel palazzo dell’università, le altre presso quello arcivescovile o in casa del reggente la Reale Cancelleria.
Era compito del Magistrato inviare al re, ogni anno, una dettagliata relazione sull’andamento degli studi contenente, oltre alla descrizione delle varie attività intraprese a giovamento degli studi, i giudizi e i pareri dei professori delle diverse discipline in merito allo svolgimento delle lezioni e degli esami, quindi il numero degli studenti frequentanti, l’elenco dei promossi e dei graduati, i nomi di coloro che si erano distinti e i temi estratti a sorte per gli esami.
All’inaugurazione dell’anno accademico, il Magistrato sopra gli Studi riceveva il giuramento dei professori e dei dottori dei collegi, che si impegnavano a osservare le Costituzioni, a seguire il metodo indicato e a essere imparziali nei confronti degli studenti. Il corpo accademico fu rinnovato mantenendo le quattro facoltà storiche, alle quali si aggiunse la neonata Scuola di Chirurgia guidata da Michele Plazza. Il collegio di Teologia fu rifondato con diciotto dottori, così come quello di Leggi, mentre ai collegi di Medicina e Filosofia e Arti ne spettavano dodici; ciascun collegio era presieduto da un prefetto. L’aggregazione al collegio poteva avvenire due anni dopo la laurea, a seguito della difesa pubblica di sei tesi, estratte a sorte, contro alcuni dottori collegiati, estratti a sorte anch’essi. L’aggregazione avveniva con l’approvazione di due terzi del collegio e, a seguito del giuramento, si ricevevano le insegne e le patenti di aggregazione. Le Costituzioni di sua maestà disponevano i segni distintivi per ogni collegio; il docente universitario divenne a tutti gli effetti un funzionario pubblico la cui attività accademica, rigidamente regolamentata dalle Costituzioni, era incompatibile con qualsiasi altro pubblico impiego che potesse «distogliere dall’attendenza alla cattedra».
Le manifestazioni pubbliche divennero momenti solenni nei quali si metteva in evidenza il ruolo non solo culturale, ma anche sociale, del corpo accademico. Le Costituzioni fissavano l’apertura dell’anno accademico alla data del 3 novembre. In quell’occasione, era richiesto a uno tra i professori di Retorica di recitare un’orazione preliminare, in latino, di fronte a tutto il corpo accademico.
Inaugurato il nuovo corso degli studi, rimaneva da stabilire una sede consona. Verificata l’impossibilità di ripristinare il palazzo seicentesco, si pensò, dapprima, di acquistare e riadattare altri edifici già esistenti, poi di costruire un nuovo palazzo e l’incarico di progettazione fu affidato all’ingegnere Saverio Belgrano di Famolasco, mentre i padri Gesuiti e Scolopi ospitavano le prime lezioni nei conventi di S. Croce e di S. Giuseppe in Castello. I lavori furono avviati nel 1765 e l’inaugurazione ufficiale della nuova sede avvenne nel settembre del 1769, anche se i lavori proseguirono per diverso tempo e si dovette intervenire più volte nei decenni successivi. Il ritardo nella costruzione del palazzo impedì, per i primi anni, un uso ottimale degli spazi e, conseguentemente, degli strumenti fatti arrivare da Torino.
Dopo la soppressione dei Collegi gesuitici, avvenuta nel 1773, e grazie alle iniziative del Magistrato, arrivarono importanti raccolte librarie che andarono ad arricchire la nascente biblioteca, così come espressamente stabilito nelle Costituzioni. Nella sessione del 4 novembre 1778 il Magistrato sopra gli Studi stabilì di rivolgersi al sovrano affinché donasse le collezioni librarie dei Collegi, ottenendo il consenso regio nel febbraio successivo. La biblioteca dell’università fu realizzata al primo piano del palazzo: inaugurata da Vittorio Amedeo III nel 1785, fu aperta al pubblico il 10 ottobre 1792. Inoltre, nel 1806 il viceré Carlo Felice donò all’università il suo gabinetto di Archeologia e Storia naturale. Furono così predisposti dei locali idonei al piano terra dell’edificio. Una volta trasferita, la collezione fu ampliata dalle donazioni di illustri personaggi e ordinata nelle sezioni di Mineralogia, Zoologia, Antichità, distaccate solo tra il 1857 e il 1864.

Le cattedre erano assegnate per «opposizione», come previsto dal Titolo XX delle Costituzioni, o erano affidate direttamente dal sovrano a professori di chiara fama: l’arrivo dei professori «forestieri» era, infatti, considerato uno stimolo per gli studenti sardi, così come era possibile, per i docenti sardi che aspiravano al raggiungimento di più ampie conoscenze, ottenere dal Magistrato sopra gli Studi la dispensa per potersi perfezionare fuori dall’isola, come fu, ad esempio, per i medici Pietro Antonio Leo e Francesco Antonio Boi.
Il bando di concorso per opposizione era reso pubblico con manifesto del Magistrato e veniva affisso all’università «in luogo comodo ad essere letto», per trenta giorni. I concorrenti dovevano sostenere un esame alla presenza del censore e del cancelliere, del prefetto e di tutti i professori e dottori del collegio interessato: la prova consisteva in una lezione di un’ora su un tema estratto a sorte, determinato ventiquattr’ore prima, più una discussione con gli altri concorrenti oppositori alla cattedra vacante. Dopo l’esame, il Magistrato e i professori collegiati si riunivano nel salone dell’università, insieme al prefetto della facoltà e al censore, per la votazione finale.
Appena assunti, i nuovi professori dovevano tenere una prelezione pubblica davanti all’intero corpo accademico in occasione del primo giorno di servizio.
Ogni anno era stampato un elenchus clarissimorum professorum, nel quale si indicavano le materie di insegnamento, mentre per le lezioni e le celebrazioni si stampava il kalendarium ad usum regii archigymnasii. Le lezioni, pubbliche, dovevano svolgersi presso il palazzo dell’università a partire dal giorno successivo all’apertura dell’anno accademico e la loro durata era di settantacinque minuti: tre quarti d’ora di dettato e mezz’ora di spiegazione. In caso di assenza giustificata, i professori erano tenuti a consegnare i loro scritti al supplente, incaricato dal relativo prefetto con l’approvazione del Magistrato sopra gli Studi. A fine anno, i testi per i dettati erano consegnati da ciascun docente alla biblioteca.
Solo alla fine degli anni Trenta dell’Ottocento il Magistrato sopra gli Studi propose un mutamento di metodo e nel 1841 stabilì che ciascun docente potesse scegliere tra comporre il proprio trattato o utilizzarne uno già pubblicato e in uso a Torino, da stamparsi a spese sue o del Magistrato, rimborsabili grazie agli incassi della vendita. Il professore aveva a disposizione un tempo doppio rispetto alla durata del corso per poterlo comporre e fino all’approvazione del nuovo da parte del Magistrato, doveva utilizzare il trattato del predecessore. Dopo il 1840 si stabilì che la lezione, della durata di un’ora, fosse suddivisa equamente tra spiegazione del testo e interrogazioni e conferenze; si impose inoltre di evitare in aula argomenti che potessero condurre a dispute religiose.
La lingua ufficiale continuava a essere il latino; tuttavia, già dalla sua fondazione nel 1759, nella Scuola di Chirurgia era stato ammesso l’italiano, lingua che si faceva strada via via perché introdotta con i nuovi insegnamenti.
L’anatomia fu la prima novità nell’ambito dei nuovi insegnamenti, assegnata a un docente effettivo, il sardo Francesco Antonio Boi, nel 1799; nel 1821 fu introdotta la Clinica medica, affidata dal re al medico collegiato di Torino Giuseppe Giacinto Moris; sempre nella Facoltà medica, nel 1841, fu aggiunta la Medicina legale.
Presso la Facoltà di Filosofia, il cambiamento più significativo durante gli anni del Magistrato sopra gli Studi avvenne con l’introduzione, nel 1777, di una classe di matematici che conferisse le patenti di architetto, misuratore e agrimensore. Un architetto regio fu incaricato di tenere le lezioni di Architettura, ma l’insegnamento fu lasciato decadere. Nel 1827 il Magistrato si attivò per ricostituirlo, anche se riuscì nel suo obiettivo solo nel 1840, ottenendo tre cattedre (Geometria elementare, Agrimensura e Geodesia, Architettura e ornato con disegno topografico, quest’ultima affidata a Gaetano Cima). La Facoltà di Filosofia accolse anche le cattedre di Chimica generale e applicata, la Farmaceutica (1826) e la Storia naturale (1836).
Nel 1839 il Magistrato propose una riduzione del programma di Diritto romano e di Diritto feudale, poiché una gran parte era ormai caduta in disuso e ritenne di poter introdurre il Diritto commerciale. Tuttavia, il governo bocciò la proposta, poiché quelle dottrine erano ancora ritenute indispensabili, e indicò al Magistrato di introdurre – senza aggravio economico per le casse del regno – un insegnamento generale sul commercio, la Res mercatoria, che partì nel 1841 presso la Facoltà di Filosofia, ma con scarsi risultati per via dell’esiguo numero di iscritti.
Gli studenti potevano iscriversi all’università dietro presentazione al censore dei titoli già conseguiti e delle «fedi (…) della vita e costumi». Una volta ammessi, e dietro pagamento di 1 reale, ricevevano le matricole e le fedi di ammissione. Erano tenuti a intervenire a tutte le celebrazioni che si svolgevano nell’oratorio universitario, perché dovevano tenere «sempre uniti allo studio la pietà e timor d’Iddio, ch’è fondamento di tutte le scienze»: l’assenza alle funzioni avrebbe comportato il ritardo nell’ammissione dei gradi, se non addirittura l’esclusione e l’allontanamento dall’accademia, «qualora la negligenza nell’adempiere questo primario dovere fosse tale ad esigerlo». Dovevano frequentare quotidianamente e «con modestia, silenzio, ed attenzione», poiché era proibito qualsiasi «cicaleccio, o mormorio». Dovevano altresì portare rispetto al corpo accademico e presentare ogni eventuale istanza al censore, che l’avrebbe poi trasmessa al Magistrato sopra gli Studi. Potevano, infine, accedere agli esami per il conseguimento dei gradi solo dietro presentazione degli attestati trimestrali di frequenza sottoscritti dai docenti e dietro l’attestazione, da parte del direttore spirituale, del loro «accesso a’ sacramenti almeno una volta al mese».
Gli esami potevano essere sostenuti nei giorni feriali in cui non si tenevano lezioni, secondo un calendario stabilito dal prefetto della facoltà e diffuso dal segretario. Si suddividevano in privati e pubblici: ai primi intervenivano quattro esaminatori, tra i quali il prefetto, che presiedeva; gli esami pubblici si svolgevano davanti a tutto il collegio della facoltà ed erano presieduti dal cancelliere. Ciascun esame aveva un costo, stabilito da un tariffario presente nelle Costituzioni, ma erano previste esenzioni per gli studenti meritevoli e privi di mezzi.
Nel 1812, l’università sfiorò lo scandalo per la partecipazione di alcuni docenti e funzionari alla cosiddetta congiura di Palabanda – un tentativo di insurrezione fallito e represso dal governo. Il Magistrato sopra gli Studi dovette rinunciare ai suoi validi e storici collaboratori, gli avvocati Giovanni Battista Cadeddu, segretario e tesoriere, e Salvatore Cadeddu, già segretario dell’università e tesoriere della città. I due fratelli furono accusati di essere i maggiori fomentatori del tentativo di sommossa. Giovanni Battista, rimosso dall’ufficio di segretario e tesoriere, fu condannato all’ergastolo, mentre Salvatore fu impiccato, così come altri esponenti della congiura.
In quegli anni si respirava un clima di tensione, fomentato dai sospetti nei confronti dei majoli, studenti provenienti dal contado che, per potersi mantenere in città, prestavano servizio presso i borghesi e i nobili cagliaritani, e verso i quali, negli anni, furono prese diverse misure restrittive. Dal 1808 non era più possibile stabilirsi a Cagliari se sprovvisti della ‘carta di sicurezza’, ovvero un attestato di buona condotta morale e un certificato giudiziario rilasciati dalle autorità ecclesiastica e civile del paese d’origine, mentre dal 1823 entrò in vigore l’obbligo, per i datori di lavoro dei majoli, di farne denuncia al Magistrato sopra gli Studi.
Le questioni burocratiche e procedurali rendevano difficoltoso il lavoro del Magistrato, che supplicò il sovrano affinché coinvolgesse un maggior numero di figure preparate e che garantissero il giusto equilibrio nelle decisioni sulle questioni che andavano al di là del semplice ordinamento accademico. Con Regio Decreto del 10 dicembre 1824, dunque, il sovrano inserì nell’organismo collegiale anche tre emeriti del collegio di Leggi e un emerito del collegio di Teologia. Nel 1840, il Magistrato chiese il contributo di un rappresentane scelto tra gli studenti (detto «rettore degli studenti»), ma la richiesta non fu accolta poiché tale presenza era ritenuta inefficace, se non dannosa.

Il 27 settembre del 1842, a quasi ottanta anni di distanza dalle Costituzioni di sua maestà per l’Università degli Studi di Cagliari, furono emanate le Regie Patenti colle quali dannosi da S. M. nuovi ordinamenti alle leggi e discipline per la Regia Università degli Studj di Cagliari. Si trattava di un provvedimento che, pur lasciando invariata l’organizzazione universitaria stabilita dalle costituzioni del 1764, introdusse diverse innovazioni. La principale fu il ripristino della figura del rettore, presente fin dalla fondazione dell’ateneo cagliaritano ed eliminata nel 1764 a vantaggio del Magistrato sopra gli Studi, il cui scopo era quello di garantire l’ordine e di vigilare sugli insegnamenti impartiti.
Le nuove disposizioni, al titolo I, stabilirono il mantenimento della composizione del Magistrato, composto quindi dall’arcivescovo, il reggente la Reale Cancelleria, il sindaco di prima classe della città di Cagliari, i cinque prefetti delle facoltà dell’ateneo e il censore. A questo gruppo si aggiunsero l’intendente generale delle regie finanze e l’ispettore generale delle scuole elementari del regno: quest’ultimo per gli «oggetti riguardanti le scuole medesime», mentre il primo fu convocato in occasione di «materie riguardanti la contabilità e l’amministrazione dell’Università». Fu, inoltre, prevista la presenza di un assessore e di un segretario.
Le principali mansioni del Magistrato consistevano nel «vegliare alla esatta osservanza delle leggi universitarie; che si insegnino dottrine sane, non contrarie alla Religione, ai dritti del Sovrano e della Corona; che si mantenga nell’Università il buon ordine, e che tra gl’impiegati, e specialmente tra i Professori, si proceda in una perfetta intelligenza ed armonia, concorrendo tutti al processo degli studj».
Il rettore, invece, doveva essere scelto all’interno di una rosa di cinque candidati selezionati dal Magistrato tra i professori delle diverse facoltà. L’incarico aveva una durata triennale, con possibilità di proroga in caso di «particolari concorrenti circostanze», consisteva nella «sorveglianza agli studenti, perché si osservino esattamente nell’Università, nelle scuole, nell’Oratorio, le regole di disciplina stabilite, ed affinché dai Bidelli e servienti si adempisca ai loro doveri». Durante le funzioni pubbliche il rettore era tenuto a indossare «una toga fregiata al dinanzi ed alle maniche di rosso, e la berretta, ed una stola di broccato ornata d’armellino».
Il primo rettore dell’epoca contemporanea, nominato con regio decreto del 27 settembre 1842, fu il professore della Facoltà di Giurisprudenza Giovanni Borgna, riconfermato il 6 dicembre 1845 per il triennio successivo.
Furono individuate cinque Facoltà:
- Teologia, con tre professori titolari di Sacra scrittura e lingue orientali, di Teologia scolastica-dogmatica e di Storia ecclesiastica, di Teologia morale e conferenze e altri quindici insegnanti tra docenti e dottori collegiali.
- Leggi, con cinque cattedre per gli insegnamenti di Diritto pontificio, Diritto civile (I e II), Istituzioni canoniche e civili (I e II), per un totale di venti docenti nell’intero collegio. La facoltà perse l’insegnamento di Diritto feudale e di Diritto romano antico, che ormai risultavano desueti.
- Medicina, con sei cattedre di Clinica medica, di Teorico-pratica, di Materia medica e medicina legale, di Anatomia, di Fisiologia e di Patologia, oltre agli insegnamenti filosofici di Chimica generale e Farmaceutica e di Storia naturale, comuni con la Facoltà di Chirurgia e di Filosofia e Belle Arti; cessò la cattedra di Istituzioni mediche; il collegio fu composto di quindici persone.
- Chirurgia, con le due cattedre di Operazioni e ostetricia e di Chirurgia teorico-pratica e un collegio costituito da dodici insegnanti.
- Filosofia e Belle Arti che, oltre alle citate Chimica generale e Farmaceutica e Storia naturale, prevedeva gli insegnamenti di Logica e Metafisica, di Matematica elementare, di Fisica, di Etica, d’Agricoltura, di Geodesia, di Architettura e ornato e di Commercio. Il collegio era costituito da ventiquattro docenti e suddiviso in due classi: la prima di Filosofia e la seconda di Belle Arti.
In merito agli studenti le regie patenti stabilirono che «i gradi ed onori scolastici da conferirsi agli studenti i quali presentino le dovute fedi, e diano le prove di idoneità infra prescritte, saranno per le classi di Teologia, Leggi, Medicina, e Chirurgia, il Baccellerato, la Licenza, e la Laurea, e per Filosofia ed Arti, il Magistero, senza il quale non si può aspirare ai gradi accademici delle facoltà superiori».
Il grado di baccelliere per Teologia e Giurisprudenza fu rilasciato alla fine del primo anno di corso, mentre per Medicina e Chirurgia nel secondo anno. Per il grado di licenza fu stabilito che gli studenti dovessero superare un doppio esame privato, sostenuto alla fine del secondo e del terzo anno per Teologia e Giurisprudenza, sia un esame pubblico «in cui avranno a difendere due punti, divisi ciascuno di essi in dieci tesi desunte dai trattati approvati per l’Università».
«Nella facoltà Teologica l’estrazione dovrà farsi sulli trattati del terzo esame annuale a scelta del candidato.
Nella facoltà Legale dovrà l’estrazione per la Licenza pubblica farsi fissamente d’un punto di Canonica del terz’anno di corso, e d’un punto di Civile, previa altra estrazione su uno dei due trattati dello stesso anno.
Nella facoltà Medica l’estrazione per detto esame dovrà farsi fissamente sul trattato di Fisiologia, o Patologia, e l’altro punto dovrà estrarsi dal trattato di Teorico-pratica nelle parti studiate nei due anni antecedenti.
Nella facoltà Chirurgica finalmente l’estrazione dei punti dovrà fissamente eseguirsi sul trattato di Fisiologia, o Patologia, e su quelli di Chirurgia Teorico-pratica dei due ultimi anni di corso».
Superati gli esami pubblici e privati di licenza, lo studente veniva ammesso a frequentare l’ultimo anno di corso per conseguire la laurea che consisteva in un esame privato della durata di un’ora e mezzo e un esame pubblico sui temi trattati nell’ultimo anno di corso: «li punti per questo esame saranno desunti a sorte, e divisi in quindici tesi caduno, osservandosi per il resto quanto si è detto per la Licenza».
In merito ai redditi dell’università, un regio biglietto del 28 ottobre 1842 stabilì che, a partire dal gennaio successivo, venisse versata annualmente la somma di 9.240 lire dalla regia cassa a quella dell’ateneo fino a una stabile dotazione di quest’ultimo. Con bolla pontificia del 1844 la prebenda di Assemini, che dal 15 luglio 1763 era una delle fonti di finanziamento dell’ateneo, venne sostituita con quella di Sanluri, permettendo all’università di usufruire anche della prebenda di Siliqua, Decimomannu ed Elmas.
L’Università di Cagliari si resse con questi ordinamenti per poco tempo, fino alla soppressione del Magistrato sopra gli Studi, mentre a livello centrale nacque la Segreteria di Stato per la pubblica istruzione. Fu estesa all’isola la normativa in materia di studi del Piemonte e, a seguito della “perfetta fusione” con gli stati di terraferma, l’ateneo sardo fu uniformato alle altre università del regno. Il Magistrato continuò a operare, per assicurare il regolare svolgimento dell’anno scolastico in corso, fino al 4 ottobre del 1848, ovvero fino all’emanazione del nuovo ordinamento della pubblica istruzione. Con il regio decreto del 18 settembre 1848 furono, infatti, istituiti i Consigli universitari a Cagliari e a Sassari. Il Consiglio era composto «di un Presidente scelto dal Re, di quattro Professori attuali od emeriti appartenenti alle quattro facoltà di Teologia, di Leggi, di Medicina e Chirurgia, di Filosofia ed Arti, nominati dal Re sopra altrettante terne formate dai Collegi delle Facoltà: a quelli si aggiungerà un Membro, che verrà dal Re nominato e scelto tra le persone illustri per merito scientifico e letterario».
A capo dell’ateneo fu posto il rettore, il quale fu scelto dal re tra i professori appartenenti al Consiglio universitario. In caso di assenza o di impedimento, era sostituito da un vice-rettore, anch’esso eletto in seno al Consiglio.
Era compito del rettore vigilare sia sui professori, affinché portassero avanti l’insegnamento affidato a ciascuno, che sulla condotta degli studenti: «quando si suscitasse qualche disordine tra gli studenti, occorrerà per richiamarli al dovere coll’autorità della ragione e dei consigli, e con quelle misure di discipline che sono nelle sue attribuzioni».
Il decreto prevedeva anche la costituzione dei Consigli delle facoltà composti dal preside, due professori in attività eletti dai colleghi e due consiglieri eletti per libera votazione del collegio tra i suoi membri, oltre a un segretario.
I Consigli di facoltà erano convocati:
«1. Per ricevere e per trasmettere al Consiglio universitario i rendiconti dei Professori sull’andamento delle loro scuole, esaminandoli in adunanza, ed accompagnandoli delle osservazioni che giudicheranno opportune.
2. Per proporre al Consiglio universitario i regolamenti, che giudicheranno utili all’avanzamento degli studii nella Facoltà.
3. Per formare sulle proposizioni dei Professori le note ragionate degli studenti più distinti fra quelli, che avranno compiuto in quell’anno il corso degli studii nelle diverse Facoltà.
4. Per proporre al Consiglio universitario la nomina dei Ripetitori per l’anno prossimo e la annessione dei candidati all’aggregazione».
Il 4 ottobre dello stesso anno fu promulgata una legge che riordinò tutta la pubblica istruzione del regno, sulla falsariga delle precedenti disposizioni di Cagliari e Sassari, e il 16 ottobre le disposizioni furono completate con l’emanazione di un nuovo regolamento universitario.
Il rettore in carica al momento della promulgazione della legge sarebbe rimasto nell’ufficio fino alla scadenza del mandato; in seguito, il collegio della facoltà al quale apparteneva avrebbe formato una terna di candidati da sottoporre al re. Il mandato del nuovo rettore eletto sarebbe durato fino alla fine del quinquennio del Consiglio; inoltre, la successiva estrazione a sorte dei membri non avrebbe dovuto comprendere il professore rivestito precedentemente della carica di rettore.
Un cambiamento sostanziale fu imposto alla Facoltà di Filosofia e Belle Arti: il regio decreto del 9 ottobre 1848, noto come decreto Bon Compagni, dal nome del primo ministro della pubblica istruzione del Regno di Sardegna, creò il ramo di Belle lettere e Filosofia e quello di Scienze fisiche e matematiche. I dottori collegiati dell’Università di Cagliari furono invitati a optare per l’uno o l’altro ramo, dando adito a polemiche durate diversi anni; inoltre, furono banditi concorsi di aggregazione per integrare i nuovi collegi. Nelle relazioni sopra gli studi di quegli anni furono individuati quattro indirizzi:
1. Filosofia pura, di durata biennale
2. completamento degli studi secondari
3. Farmacia e Geodesia, entrambi biennali, abilitanti alle professioni di farmacista e misuratore
4. Architettura, di durata triennale, abilitante alle professioni di architetto.
Nel 1850 furono riordinati gli studi nella Facoltà di Giurisprudenza e istituite due nuove cattedre di diritto, che portarono gli insegnanti da sei a otto.
In questo periodo, a capo dell’università furono eletti Rafaele Furcas della Facoltà di Leggi per il triennio 1849-1852, Giovanni Meloni Baïlle di Medicina per gli anni 1852-1855, Francesco Ortu della Facoltà di Teologia per l’anno scolastico 1856-1857.
Le nuove disposizioni legislative nulla avevano cambiato in merito all’ordinamento delle Facoltà di Teologia, Leggi, Medicina e Chirurgia. Nella relazione sopra gli studi dell’anno scolastico 1848-1850 il Consiglio universitario si lamentò della difficoltà dell’insegnamento della medicina e della chirurgia, «ostacolato dal fatto che dandosi due lauree distinte, una parte dei corsi erano comuni agli studenti dei due rami e una parte speciali, e con troppa facilità si ottenevano le due lauree, essendo fatto obbligo agli studenti di seguire la clinica speciale per un solo anno», dell’insufficienza delle tre sole cattedre di Teologia, dei numerosi insegnamenti di Leggi attribuiti a sei professori e dell’abbinamento della Economia politica con il Diritto commerciale, che avrebbero invece meritato un insegnamento a parte.

Rilevanti cambiamenti si ebbero con la legge sull’amministrazione della pubblica istruzione del 1857 e il successivo regolamento, che diedero avvio a una serie di riforme conclusa con l’emanazione della legge Casati.
La legge del 22 giugno 1857 abolì il Consiglio superiore di pubblica istruzione, i Consigli universitari, le cariche di rettore e di consultore nelle università, d’ispettore generale della Sardegna per le scuole elementari e degli ispettori per le scuole secondarie, creati dalla legge 818/1848.
Le ‘incumbenze delle podestà universitarie’ furono esercitate, per la parte amministrativa e disciplinare, da un rettore e, per la parte accademica, dai Consigli delle facoltà. Con successivo regio decreto del 4 luglio 1857, n. 2330, fu approvato il Regolamento per le attribuzioni dei Rettori, vice-Rettori, dei Presidi e Consigli delle Facoltà e delle Segreterie delle Università del Regno. Questo prescrisse, al capo I, tutta la normativa in merito alla figura del rettore: «da lui dipendono i Presidi delle Facoltà, i Professori, i Dottori spirituali, gl’impiegati della Segreteria dell’Università, ed in generale tutti i funzionari appartenenti alla medesima, agli stabilimenti scientifici ad essa attinenti, ed alle scuole universitarie secondarie poste nel rispettivo circondario».
Il rettore fu scelto liberamente dal re e incaricato senza limite di mandato: nell’Università di Cagliari fu nominato il canonico Giovanni Spano, che non apparteneva più al corpo docente dal 1846 e aveva rinunciato anche all’incarico di bibliotecario. Il Consiglio universitario dell’ateneo cessò definitivamente di funzionare nell’agosto del 1857.
I Consigli di facoltà furono convocati dal rispettivo preside alla fine di ciascun anno scolastico
«1. Per ricevere e per trasmettere al Rettore dell’Università i rendiconti dei Professori sullo andamento delle loro scuole, accompagnandoli dalle osservazioni che giudicheranno opportune al miglioramento degli studii;
2. Per proporre al Ministro per mezzo del Rettore i regolamenti che crederanno utili all’avanzamento degli studii nella rispettiva Facoltà;
3. Per formare sulla proposizione dei Professori la nota ragionata degli studenti più distinti in ciascun anno di corso;
4. Per proporre al Rettore l’apertura dei concorsi per aggregazione ai Collegii, indicando la parte di scienza su cui dovrà versare l’esame;
5. Per proporre al Rettore i Dottori di Collegio che, oltre i Professori straordinari e sostitutivi, possano essere destinati a surrogare lungo l’anno successivo i Professori legittimamente impediti;
6. Per esaminare coll’intervento dei Professori della propria Facoltà i programmi di questi per l’insegnamento dell’anno successivo, avvertendo che le stesse materie o questioni non siano trattate da più Professori».
Il 25 luglio 1857 fu pubblicato un nuovo decreto che modificò l’ordinamento degli studi medico-chirurgici in entrambi gli atenei sardi, poiché riuniva in una sola le Facoltà di Medicina e di Chirurgia.
Gli stipendi dei professori delle Facoltà di Teologia, Medicina e Chirurgia e Scienze fisiche e matematiche furono equiparati a quelli della Facoltà di Giurisprudenza, stabiliti dal decreto dell’11 maggio 1850; essi furono suddivisi in tre classi: la prima di 2.000 lire, la seconda di 1.800 e la terza di 1.500. All’Università di Cagliari tre docenti appartenevano alla prima classe, quattro alla seconda e nove alla terza.
Una vasta riforma dell’intera amministrazione della pubblica istruzione fu introdotta a soli due anni di distanza dalla precedente, nel novembre del 1859 dall’allora ministro Gabrio Casati. La nuova legge ebbe lo scopo di conferire un assetto organico a tutta la disciplina in materia: l’intero titolo II era dedicato all’Istruzione Superiore. Le università del Regno di Sardegna furono ridotte e rimasero presenti nelle città di Torino, Pavia, Genova e Cagliari, oltre all’Accademia scientifica-letteraria di Milano e all’Istituto superiore di Chambery, mentre fu soppressa l’Università di Sassari; tale disposizione fu però “congelata” con la legge del 5 luglio 1860. L’insegnamento superiore fu impartito da cinque facoltà: Teologia, Giurisprudenza, Medicina, Scienze fisiche, matematiche e naturali, Filosofia e Lettere.
Il corpo docente dell’Università di Cagliari, secondo le disposizioni del quadro organico, fu composto di tre professori ordinari nella Facoltà di Teologia, otto in Giurisprudenza e Medicina e Chirurgia, sei in Scienze e tre in Filosofia e Lettere. Lo stipendio per i docenti di Teologia fu fissato in 2.000 lire, mentre quello dei professori delle altre facoltà fu di 2.500.
Come nei precedenti regolamenti, la direzione amministrativa e la vigilanza dell’ateneo furono affidate al rettore, con l’assistenza dei presidi delle facoltà. Il preside anziano sostituiva il rettore in caso di impedimento; ciascuna facoltà deliberava sulla ripartizione degli insegnamenti fra le diverse cattedre e presentava i programmi annuali dei corsi al vaglio del Consiglio superiore.
La legge Casati ristabilì l’elezione annuale della carica di rettore, non più scelto liberamente dal re, ma nominato fra i professori dell’università. Il rettore Spano non dimostrò particolare interesse all’eventualità di continuare a ricoprire l’incarico e così scrisse: «[…] Avvi però una nota in cui si dice che gli attuali seguiteranno con lo stesso stipendio, di modo che io seguiterò sino a che si mette in attuazione la nuova legge. Ma avrei desiderato che dal primo dell’anno fossi stato esonerato da questo peso».
Le nuove norme riconfermarono, fino a nuova nomina, i rettori in quel momento in carica: per Cagliari e Genova il rinnovo del mandato non presentò scadenza temporale. Pertanto, Giovanni Spano, nonostante il suo relativo disinteresse, fu riconfermato e rimase in carica per i successivi 9 anni, fino al 1868.
La legge stabilì anche che il conferimento della laurea dottorale fosse legato al superamento di tutti gli esami speciali e generali previsti per quel grado accademico: mentre gli esami speciali vertevano intorno ad una delle materie principali, «il cui studio è reputato necessario al conseguimento di tale grado», gli esami generali si basavano sul «complesso di tutte le materie di cui si è dato saggio negli esami speciali».
Il 20 ottobre del 1860 il ministro della pubblica istruzione Mamiani fece pubblicare il nuovo regolamento generale universitario e successivamente i regolamenti per le diverse facoltà. Fu disposto che la Facoltà di Filosofia e Belle lettere delle Università di Cagliari e di Genova non potessero più rilasciare gradi accademici, ma soltanto diplomi di professore di grammatica. La facoltà venne di fatto ridimensionata. La Facoltà di Scienze come attribuzione di organico ricevette 6 docenti, ma ebbe in realtà solamente due professori; mancavano i corsi di Geometria descrittiva e analitica, di Calcolo, di Meccanica razionale e di Fisica superiore, che il regolamento imponeva per il conseguimento della laurea in Matematica e in Fisica.
Nella Facoltà di Teologia, con decreto del 12 novembre 1860, i tre insegnamenti previsti dalla legge Casati mutarono nome in Storia ecclesiastica, in Teologia speculativa e materia sacramentale, Istituzioni bibliche e sacra scrittura, in Teologia morale e istituzioni teologiche, ma furono impartiti dagli stessi docenti.

Con l’unificazione italiana, la legge Casati fu estesa all’intero regno destando numerose perplessità e critiche. La legge sardo-piemontese non si conciliava con la variegata situazione degli assetti organizzativi del sistema scolastico del resto d’Italia, che mal volentieri si piegava a queste regole ‘cadute dall’alto’. Nacque così l’esigenza di una nuova riforma che attenuasse la rigidità della precedente: il 31 luglio 1862 fu pertanto emanata una legge sulle tasse universitarie e il 14 settembre il regolamento a firma dell’allora ministro Matteucci.
Secondo le nuove disposizioni, a partire dal 1° gennaio del 1863, gli atenei furono suddivisi in due categorie: appartenevano alla prima le Università di Bologna, Napoli, Palermo, Pavia, Pisa e Torino e alla seconda quelle di Genova, Catania, Messina, Cagliari, Modena, Parma e Siena. I professori delle università di prima classe percepirono uno stipendio di 6.000 lire se in servizio da più di dieci anni, altrimenti di 5.000 lire; mentre i professori degli altri atenei, rispettivamente, 3.600 o 3.000 lire.
La direzione amministrativa e disciplinare fu affidata al Consiglio accademico composto dal rettore e dai presidi delle facoltà. Il rettore fu «preposto al governo immediato dell’Università, e da lui dipende[va] tutto il personale dell’insegnamento e dell’amministrazione».
Il regolamento per la Facoltà di Giurisprudenza stabilì il rilascio di due lauree, una nelle Scienze giuridiche e l’altra nelle Scienze politico-amministrative, con l’obbligo di sostenere obbligatoriamente 16 esami. Per la Facoltà di Medicina e Chirurgia furono previsti esami teorici e pratici per 24 discipline. La Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali portarono al conseguimento di quattro lauree distinte: la prima nelle Scienze matematiche pure, la seconda nelle Scienze fisico-matematiche, la terza nelle Scienze fisico-chimiche e la quarta in Storia naturale; gli insegnamenti obbligatori previsti dal regolamento erano 19.
L’insegnamento nella Facoltà di Filosofia e Lettere doveva preparare gli insegnanti per le scuole secondarie e, più in generale, «promuovere la cultura letteraria e filosofica», fornendo due distinte lauree in Lettere e in Filosofia. Gli insegnamenti impartiti erano 13.
La situazione di declassamento diede vita a Cagliari a un moto di rivendicazioni da parte dei professori e della compagine studentesca, coadiuvati dall’ambiente politico e culturale cittadino, con l’obiettivo di porre fine alla situazione di inferiorità rispetto alle altre università del regno. Nel maggio del 1867, durante una seduta del Consiglio comunale, fu letta una petizione degli studenti dell’ateneo che invitava l’opinione pubblica ad appoggiare la posizione dell’università nella disputa con il governo sulla riforma dell’istruzione. Il consiglio, dal canto suo, votò all’unanimità un ordine del giorno in cui si condannò il governo per l’abbandono dell’isola e la volontà di «abbattere, per risparmiare poche migliaia di lire, una delle sue più antiche istituzioni». Le proteste non portarono, nell’immediato, a nessun risultato concreto e la questione dell’agognato pareggiamento con le altre università del regno rimase sopita per il ventennio successivo.
Nel frattempo, numerosi cambiamenti interessarono tutte le facoltà cagliaritane che videro il fiorire di numerosi stabilimenti e laboratori. Un esempio su tutti è rappresentato dall’orto botanico, il cui impianto era già stato avviato nel 1760 con l’acquisto di un terreno nel quartiere di Villanova in una zona chiamata Su campu de su rei. L’intento era quello di rispondere alle esigenze di ricerca e sperimentazione della Facoltà di Medicina. Iniziarono ben presto i lavori, ma l’ingente spesa e la preoccupazione del governo circa l’idoneità della sede scelta arrestarono il progetto: una commissione scoprì infatti che il terreno non era adatto alla realizzazione di un orto botanico.
Nel 1820 fu individuato dal professore di Materia medica un terreno nella zona chiamata Palabanda, ma bisognò aspettare il 1851 per la sua parziale acquisizione a seguito dell’interessamento dell’allora professore di Scienze naturali Giovanni Meloni Baïlle. Intanto, nel 1847, l’ateneo incaricò il docente di Architettura civile Gaetano Cima, l’ingegnere Lodovico Bonino e il direttore del Genio militare Domenico Barabino della realizzazione di una perizia tecnica sulla reale possibilità di realizzazione dell’orto nella suddetta località. Solamente nel 1853 l’università diede incarico ufficiale al Cima per la realizzazione del progetto da inviare al Ministero della pubblica istruzione, il quale inviò la relativa autorizzazione nel luglio del 1863. I lavori di sterro furono avviati nel 1864 sotto la guida del prof. Patrizio Gennari, coadiuvato da Giovanni Battista Canepa, già giardiniere presso l’orto botanico di Genova. L’orto cagliaritano fu inaugurato il 15 novembre 1866. Nel 1871 il Gennari presentò una raccolta di piante durante la prima edizione dell’esposizione sarda di Cagliari e nel 1874 pubblicò la Guida dell’Orto Botanico della Regia Università di Cagliari, nella quale raccontò le problematiche vicende della fondazione, della gestione e della dislocazione delle numerose piante provenienti da tutti i continenti. Una volta andato in pensione Patrizio Gennari, l’incarico della direzione fu affidato al prof. Domenico Lovisato.
Altro mirabile esempio della crescita dell’università si ravvisò nell’apertura di un Museo di Antichità. All’inizio dell’Ottocento, infatti, il re Carlo Felice donò all’ateneo cagliaritano il suo Gabinetto di Archeologia e di Storia naturale realizzato nel palazzo regio e posto sotto la direzione di Leonardo de Pruner d’Asburgo fino al 1824. Il Magistrato sopra gli studi apprezzò particolarmente il dono del sovrano e fece incidere la lapide, attualmente posta nell’atrio del palazzo rettorale, che recita: «Nel 1806 Carlo Felice di Savoia donò al regio Ateneo cagliaritano con grande liberalità le Collezioni di storia naturale e di antichità che, raccolte a proprie spese dal 1802, espose nel palazzo reale alla contemplazione degli studiosi».
Trasferita all’università, dove rimase fino al 1857, la raccolta fu suddivisa in diverse sezioni: Mineralogia, con la collezione del generale Alfonso La Marmora e quella donata da Joseph Mendel di Parigi; Zoologia, con la raccolta completa dei vertebrati dell’isola, e Antichità, alle quali si aggiunse l’Anatomia con la serie delle cere realizzate da Clemente Susini.
Il regio decreto del 20 novembre 1859 suddivise il Museo di Antichità da quello di Storia naturale, mentre il successivo decreto del 28 agosto 1864 sancì l’ulteriore suddivisione di quest’ultimo nel Gabinetto di Zoologia e nel Gabinetto di Mineralogia e Geologia. La scelta, sostenuta da valide ragioni scientifiche, risultò deleteria sul piano logistico poiché l’ateneo non disponeva di adeguate strutture e dovette ricorrere all’affitto di stabili presso privati. Il Museo d’Antichità, ad esempio, dopo diversi trasferimenti, trovò una sistemazione provvisoria durata qualche decennio all’interno del palazzo Vivanet in via Roma.
La vita accademica proseguì e nella Facoltà di Teologia, dei tre insegnamenti previsti dal decreto del 12 novembre 1860, solamente i primi due, Storia ecclesiastica e Teologia speculativa e materia sacramentale, Istituzioni bibliche e sacra scrittura, furono impartiti per il biennio 1861-1863. Il terzo insegnamento, Teologia morale e istituzioni teologiche, fu definitivamente soppresso con dispaccio ministeriale del 31 luglio 1863. Dall’anno scolastico 1864-1865 non si registrarono più iscritti e nell’anno 1867-1868, quando l’ultimo studente ultimò i suoi corsi, cessarono le lezioni e l’attività del collegio. Rimasero in carica il prof. Francesco Ortu, che andò in pensione il 20 maggio del 1868, e il prof. Agostino Meloni, rimasto nominalmente fino al 24 aprile 1874 quando fu messo in disponibilità per soppressione della cattedra. La Facoltà di Teologia fu definitivamente sciolta, assieme a quella delle altre università del regno, con la legge del 26 gennaio 1873, n. 1251.
Nel 1861 la Facoltà di Leggi vide la soppressione dell’insegnamento di principi di Diritto pubblico, costituzionale, amministrativo e internazionale, mutato in Diritto internazionale e Filosofia del diritto. L’anno successivo fu istituita la cattedra di Diritto costituzionale e nel 1863 si sdoppiarono quelle di Diritto penale e di Procedura civile e penale, precedentemente unite in un unico insegnamento. Mancarono, di fatto, gli insegnamenti di Diritto internazionale, di Economia politica e di Diritto amministrativo, quest’ultimo attivato nel 1871, che il regolamento Matteucci rendeva obbligatori per il rilascio della laurea nelle Scienze politico-amministrative. Solamente nel 1886 la facoltà cagliaritana raggiunse i diciotto insegnamenti previsti.
Nella Facoltà di Medicina e Chirurgia, tra il 1864 e il 1871, vi furono modifiche nell’assegnazione delle cattedre, fino al completo assetto nel 1893. Nel 1861, infatti, fu istituita la Clinica delle malattie mentali, unita cinque anni dopo alla Clinica medica; nel 1863 era stata creata la Clinica dermosifilopatica unita nel 1865 alla Clinica chirurgica. La prima fu definitivamente ripristinata nel 1890, mentre la seconda solamente nel 1893. Con regi decreti del 28 agosto 1864 e 19 gennaio 1865 furono istituiti i Gabinetti di Anatomia patologica e di Fisiologia, mentre nel 1866 nacquero quelli di Oculistica e di Ostetricia.
Nella Facoltà di Filosofia e Lettere, nell’anno scolastico 1863-1864 fu aperto un corso speciale per gli aspiranti al diploma di grammatica, a seguito della presa in carico dell’insegnamento di Letteratura italiana e latina, della Grammatica greca e della Storia antica, da parte di professori straordinari e incaricati, mentre il prof. Vincenzo Angius di Filosofia teoretica assunse l’insegnamento della Geografia. Il corso di diploma non riscosse il successo sperato: nel 1863-1864 risultarono iscritti solamente quattro uditori, uno nell’anno scolastico successivo e nessuno nel 1865-1866. Pertanto, nel 1864 fu sospeso l’insegnamento della Storia, nel 1866 i docenti si trasferirono, mentre il prof. Angius fu nominato bibliotecario.
Con la definitiva suddivisione del ramo di Filosofia e Lettere da Scienze fisiche si svilupparono notevolmente gli studi matematici, fisici e chimici grazie anche al potenziamento del laboratorio di Chimica e del Gabinetto di Fisica.
Il primo entrò in funzione nel 1822 nei locali dell’antica zecca accanto alla torre di S. Pancrazio; nel 1836 si spostò dapprima nei locali dell’università e quindi in una casa ‘fuori porta’, dove rimase dal 1843 fino al 1868. Infine, nel 1873 fu traslocato nei locali del balice appositamente ristrutturati.
Nel 1861 così lo descrisse lo Spano: «È provveduto delle macchine sufficienti; ha il fornello per la distillazione dell’acqua, un forno pei crogiuoli per le evaporazioni, ecc. ecc. munito di tiraggio, a cui si ha intenzione di unire il fornello per le copellazioni; un fornello di tiraggio nella sala delle lezioni che permette di premunire gli uditori contro le emanazioni gazose deleterie ed irrespirabili. Ha una pompa aspirante e premente, mediante la quale si distribuisce l’acqua con tubi e rubinetti al piano terreno ed al piano superiore. Tra le macchine, ponno annoverarsi il cannello di Drummond, gassometri, alambichi ed una bilancia di precisione. È provveduto di un apparato per la scomposizione dell’acqua, e di un altro apparato idrargiro-pneumatico, con una pompa di Gay Lussac. Le macchine sono conservate in camere, libere affatto da ogni emanazione gassosa che possa alterarlo. Al piano superiore oltre la sala che serve per le lezioni, vi è la camera destinata alla conservazione delle macchine usuali con altre cinque delle quali una contiene il forno di fusione per le operazioni più grossolane: le altre servono per le manipolazioni, per le bilancie, e per studio e biblioteca che già conta le migliori opere moderne di chimica analitica. ll piano inferiore componesi di un camerone che serve di magazzino. In esso trovasi il fornello per la distillazione dell’acqua. È pure a disposizione dello stabilimento un cortile in cui è costrutta appositamente una tettoja per gli esperimenti che si fanno ad aria aperta».
Il laboratorio di Fisica, impropriamente chiamato gabinetto all’atto della rifondazione nel 1764, nel corso dell’Ottocento subì diversi spostamenti fino al suo trasferimento, nel 1852, presso il liceo di S. Teresa. Nel 1863, il Rettore Spano sollecitò il ministro per la restituzione, che avvenne l’anno successivo assieme a un assegno straordinario di 3.000 lire e una disposizione regia con i nuovi ruoli organici. Nel 1871 entrò definitivamente in funzione sotto la direzione del prof. Giampietro Radicati; due anni dopo Antonio Pacinotti arrivò a Cagliari per coprire l’insegnamento di fisica sperimentale e vi rimase nove anni, fino al 1882. Grazie alle sue precedenti ricerche a Pisa, il Pacinotti riuscì nella costruzione di una dinamo attraverso «un piccolo anello elettro-magnetico fatto ruotare fra i poli di calamine permanenti». Uno dei collaboratori di Pacinotti fu Giuseppe Dessì al quale si deve la realizzazione dell’osservatorio meteorologico, ancora funzionante nel 1910, presso la Torre dell’elefante.
Il regolamento Matteucci sollevò il numero degli insegnamenti matematici tanto che a Cagliari, nonostante la nomina dei docenti di Geometria descrittiva e analitica, Calcolo e Meccanica razionale ultimati nel 1863, non si poterono rilasciare le lauree in Matematica e in Fisica. Nel 1867 gli insegnamenti matematici subirono una nuova contrazione: le cattedre di Geometria descrittiva e analitica, Calcolo e algebra complementare, Geodesia e Meccanica razionale furono riunite in due insegnamenti, per essere nuovamente separate nel 1873, con la creazione delle tre cattedre di Geometria proiettiva e descrittiva, Algebra e geometria analitica e Calcolo infinitesimale; due anni dopo furono definitivamente soppressi gli insegnamenti di Meccanica razionale e Geodesia.
Le scienze naturali videro, invece, un progressivo incremento: prima la separazione della Botanica e Mineralogia dalla Zoologia e anatomia comparata nel 1862 e l’ulteriore suddivisione tra Botanica e Mineralogia e Geologia nel 1884. Nel 1861 si era provveduto anche alla nomina di un incaricato per l’insegnamento della Chimica farmaceutica, separato da quel momento dalla Chimica generale. In questo modo presso l’Ateneo di Cagliari si poterono rilasciare le lauree nelle Scienze naturali e in Chimica e, dal 7 giugno 1900, anche la laurea in Chimica farmaceutica.

Il 3 ottobre 1875 fu approvato il nuovo regolamento generale universitario, promosso dall’allora ministro della pubblica istruzione Ruggero Bonghi. La novità sostanziale in merito agli studenti fu l’ingresso delle donne all’università: fu infatti sancito che potessero «essere iscritte nel registro degli studenti e degli uditori ove presentino i documenti richiesti nei paragrafi precedenti». Dal punto di vista amministrativo, il governo dell’università fu affidato al rettore, al Consiglio accademico, ai presidi e Consigli di facoltà, all’assemblea generale dei professori. L’art. 50 definì i compiti del rettore:
«1. la rappresentanza dell’Università in ogni occasione di solennità pubblica.
2. il conferimento, a nome del Re, de’ diplomi di laurea e di ogni altro grado accademico.
3. la notificazione, a chi spetta, di tutte le deliberazioni prese dal Consiglio Accademico, dai Consigli di Facoltà, dall’Assemblea generale dei professori o da lui stesso, nei termini delle rispettive competenze, e la comunicazione delle risoluzioni del Ministro a quelli cui concernono. Le deliberazioni e i pareri del Consiglio Accademico, dei Presidi e dei Consigli delle Facoltà sono dal Rettore comunicati al Ministro testualmente e per intero, non per sunto né per estratto.
4. la cura dell’osservanza del regolamento universitario.
5. l’amministrazione e il governo dell’Università, mediante la Segreteria e gli altri uffici posti per questo fine alla dipendenza immediata di lui.
6. la ispezione della Biblioteca e di tutti gli stabilimenti dell’Università.
7. l’esercizio dell’autorità disciplinare sui professori, sugli studenti, e sugl’impiegati ei termini e modi indicati dal regolamento.
8. la nomina degl’inservienti e custodi dell’Università, e il congedo di essi, e l’approvazione delle proposte di nomina degl’inservienti e custodi dei singoli gabinetti e collezioni, fatte dai rispettivi direttori.
9. la presidenza delle riunioni del Consiglio Accademico e dell’Assemblea generale dei professori.
10. la compilazione della relazione annuale al Ministro sull’andamento generale dell’Università.
11. l’accordare permessi di assenza a professori nei termini dell’art. 71, e per la durata di 15 giorni agli impiegati della Segreteria e a quelli degli stabilimenti scientifici, sentiti i Direttori di questi.
Il Preside anziano farà le veci del Rettore, ov’egli sia impedito».
L’anno successivo il ministro Michele Coppino emanò un nuovo regolamento universitario, che differì di poco dal precedente. Cambiarono, invece, i regolamenti interni delle facoltà.
Il Consiglio accademico
«1. Riceverà notizia della nomina degl’inservienti e custodi dell’Università fatta dal Rettore;
2. Assegnerà, quando le tavole di fondazione non dispongano altrimenti, sulla proposta delle Facoltà o dei municipi, o delle provincie, o dei fondatori o d’altri enti morali o privati, le pensioni e i premi agli studenti;
3. Accompagnerà con sue osservazioni al Ministro le proposte di mutazioni o aggiunte nell’ordinamento scolastico e disciplinare, o nel materiale dell’Università, fatte dalle facoltà o dall’Assemblea generale dei professori;
4. Designerà sulla proposta delle Facoltà rispettive, gli studenti segnalati per ingegno, diligenza e buona condotta, e proporrà, ove occorra, i sussidii, che, sui fondi universitarii o sul bilancio dello Stato, si potessero loro accordare;
5. Esaminerà e concorderà, sulla proposta delle Facoltà e delle scuole speciali, l’orario generale dell’Università;
6. Eserciterà l’autorità disciplinare nei limiti della propria competenza;
7. Delibererà sulle domande di dispensa dalle tasse».
Il Consiglio di facoltà
«1. Formulerà e suggerirà agli studenti mediante un annuale manifesto pubblico l’ordine degli studi durante il corso, così delle discipline insegnate da essa, come di quelle che possano a loro scelta seguire presso altre Facoltà;
2. Raccoglierà dai professori e dagli incaricati i programmi degl’insegnamenti durante l’anno; li coordinerà tra loro e avvertirà a riempire le lacune che vi apparissero; stabilirà l’orario delle lezioni avendo cura che il numero delle ore assegnate a ciascun insegnamento risponda all’importanza della materia e la mente dei giovani non resti troppo affaticata, ed essi abbiano modo di seguire anche corsi di altre Facoltà, che potessero loro tornare utili;
3. Proporrà quegl’insegnamenti, i quali benché non compresi nella pianta organica della Facoltà, pure riconoscesse necessari alla completa istruzione dei giovani. In questo caso la Facoltà alla proposta dell’insegnamento nuovo potrà unire quella della persona degna di darlo, secondo le prescrizioni della legge e dei regolamenti;
4. Proporrà al Consiglio Accademico le mutazioni o riforme da introdurre nell’ordinamento scolastico disciplinare, e gli trasmetterà le aggiunte occorrenti al materiale degli stabilimenti appartenenti alle Facoltà, proposte dai rispettivi direttori;
5. Eserciterà l’autorità disciplinare nei limiti della propria competenza».
L’Università cagliaritana cresceva lentamente e all’inizio degli anni Ottanta si riaprì la vertenza sul pareggiamento, poiché solamente Parma, Modena, Siena, Macerata, Cagliari e Sassari, quest’ultima salita al rango di università di seconda categoria nel 1877, erano rimaste tra gli atenei minori. Nel 1882, il rettore Gaetano Loy scrisse al sindaco e alla Deputazione provinciale di Cagliari per rimettere in moto il processo di realizzazione di un consorzio che fosse disposto a prendersi l’onere della spesa del passaggio dell’università alla prima classe. Il Consiglio provinciale nominò i suoi rappresentanti, ma così non fece il comune, bloccando, di fatto, l’iniziativa. In merito alla costituzione del consorzio, qualche anno più tardi il rettore Luigi Zanda così scrisse: «Dopo aberrazioni e ritorni alla retta via, entrò negli animi di tutti la persuasione che unico mezzo di rialzare gli studi superiori fosse la costituzione del consorzio, sì e come fecero, più o meno sollecitamente, tutte le sedi delle altre Università dello Stato».
Nel maggio del 1885 il rettore Zanda portò avanti la causa per la costituzione di un nuovo consorzio tra provincia, comune e Cassa di risparmio, che avrebbe contribuito alla ristrutturazione degli stabilimenti scientifici e all’incremento degli insegnamenti attraverso una quota annua di 60.000 lire per i successivi 25 anni, 25.000 delle quali versate, rispettivamente, dal comune e dalla provincia, e le restanti 10.000 dalla Cassa di risparmio. L’accordo prevedeva, inoltre, che l’ateneo cagliaritano ricevesse lo stesso trattamento concesso a quello di Genova all’atto del pareggiamento. La posizione del governo fu però intransigente: negò l’autorizzazione ad un vincolo del bilancio di quella durata.
Nel 1887, il rettore riprese il discorso con il ministro della pubblica istruzione Coppino, che si era già dimostrato favorevole in occasione del pareggiamento delle Università di Modena, Parma e Siena. Il ministro fu ben presto sostituito da Paolo Boselli e il rettore Zanda da Giuseppe Todde. Il nuovo ministro rispose negativamente alle richieste dell’università e, nel frattempo, la Cassa di risparmio di Cagliari si ritirò dal consorzio, lasciando l’onere totale, pari a 72.000 lire, al comune e alla provincia.
La spinta data dal Todde grazie a un fitto carteggio con i rappresentanti degli enti locali e del parlamento, venne bruscamente arrestata dal nuovo rettore Giuseppe Missaghi. La sua iniziativa mirava, infatti, a eliminare il contributo economico del governo e aumentare il concorso della provincia e del municipio complessivamente di 10.000 lire; ma la proposta fu sconfessata dai colleghi dei Missaghi che, il 7 giugno 1891, lo destituirono dalla carica di rettore. Missaghi scrisse: «Una coalizione di colleghi insofferenti d’indugio di vedere appagati i loro desideri, d’altronde legittimi, visto che io in pochi mesi che copro la carica di Rettore non seppi secondo essi nulla ottenere, mi hanno colla elezione d’ieri dato lo sfratto: e così sia».
Il nuovo rettore Enrico Gandolfo, preoccupato per le sorti dell’ateneo, istituì un comitato permanente che, all’inizio del 1892, inviò al comune e alla provincia un nuovo progetto per il pareggiamento; ma la pratica restò senza significativi avanzamenti per i successivi due anni.
A dare nuovo vigore alla vicenda era stato il disegno di legge del ministro Guido Baccelli, che introdusse diverse forme di autonomia nelle università. Il nuovo rettore Ignazio Fenoglio vide in questo progetto l’estinzione delle università minori e, pertanto, riprese il discorso del consorzio. La presa di posizione fu netta: egli rassegnò le dimissioni, ritirandole solo dietro la promessa di un intervento in favore dell’Università di Cagliari da parte del ministro.
«Era mia ferma convinzione che quest’anno un altro collega mi avrebbe sostituito in questo posto insigne, tanto più che me ne ero reso dimissionario, non per mal animo o per partito preso, ma perché, vedendo quanto le sorti di questo nostro Ateneo fossero minacciate dai vuoti avvenuti nel personale insegnante e dalla deficienza di fondi pei gabinetti, sentivo di non potermi assumere la responsabilità d’un tale stato di cose, e ciò specialmente, in vista della legge sulla autonomia universitaria. Se non insistetti poi nelle mie dimissioni si fu perché, avendo ottenuto da S. E. il Ministro alcuni provvedimenti più urgenti e maggiori promesse per l’avvenire, temetti d’intralciare l’opera benefica del Governo».
La pratica del pareggiamento si arenò nuovamente in seguito alla fine del mandato del ministro Baccelli e del rettore Fenoglio, quest’ultimo sostituito solo per pochi mesi da Giuseppe Missaghi, prima della sua improvvisa morte.
I continui cambiamenti del quadro politico non facilitarono la risoluzione dell’annosa questione e continuò il perenne esodo dei professori verso le università di prima classe. Solamente l’inizio del nuovo secolo vide la firma della convenzione per il pareggiamento dell’Università di Cagliari da parte del ministro Nuzio Nasi e i rappresentanti della provincia e del municipio, Eugenio Boy e Giuseppe Picinelli.
Il 19 luglio 1902 fu approvata e resa esecutoria la «convenzione per il pareggiamento della Regia Università degli Studi in Cagliari alle Università indicate nell’Art. 2, lettera A, della legge 31 Luglio 1862 n. 719». La convenzione stabilì che «Per tale pareggiamento, e conseguentemente per tutti i servizi inerenti alla Università ai quali provvede il Ministero della Pubblica Istruzione, la provincia e il comune di Cagliari, corrispondono, secondo le deliberazioni prese dai rispettivi Consigli lire annue 72170 per metà ciascuno, da pagarsi alle Casse dello Stato in due rate semestrali anticipate. Pel pagamento della quota di contributo spettante alla provincia, questa rilascerà equivalenti delegazioni sulla propria sovrimposta valevoli per un decennio e immobile di decennio in decennio. A garanzia della sua quota di contributo il comune impegna una corrispondente somma della annualità dovutagli dal Demanio dello Stato a titolo di compenso, in seguito allo incameramento delle dogane dell’isola di Sardegna».
A ricordo dell’avvenuto pareggiamento fu realizzata dall’artista Giuseppe Boero, sotto dettatura di Ottone Bacaredda, la targa commemorativa oggi posta al primo piano del palazzo del rettorato: «Tre secoli dopo che gli Stamenti ne promuovevano la fondazione, questa Università degli Studi, per liberalità della Provincia e del Comune, conseguiva il pareggiamento, regnando Vittorio Emanuele III, il IX giugno MCMII».
L’anno si aprì con le parole di compiacimento del rettore Fenoglio: «La speranza antica, quella che, fino all’anno scorso, poteva parere sogno di menti illuse o troppo fiduciose, è finalmente un fatto compiuto: le Università sarde si elevarono al grado di tutte le altre d’Italia e non più si vedranno queste due povere Cenerentole, considerate e trattate come inferiori dalle Università sorelle e ciò, malgrado che i successi ottenuti in diverse occasioni attestassero dei loro sforzi volenterosi e costanti per serbarsi ad un livello intellettuale non minore delle altre».
Qualche mese prima fu approvato il nuovo regolamento generale universitario, in sostituzione del precedente del 26 ottobre 1890. Quest’ultimo, in materia di autorità e compiti del rettore, non differiva sostanzialmente dal regolamento emanato dal ministro Coppino.

Complessi archivistici

Fonti

  • ACA, Consejo, Secretaría Cerdeña, Legajo 1158/5 = Archivo de la Corona de Aragón, Consejo de Aragón, Secretaría Cerdeña, Legajo 1158/5
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1862, UA 719 = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1862, UA 719
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1862, UA 842 - Regolamento generale = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1862, UA 842 - Regolamento Generale delle Università del Regno d'Italia
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1862, UA 842 - Regolamento Giurisprudenza = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1862, UA 842 - Regolamento della Facoltà di Giurisprudenza
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1862, UA 842 - Regolamento Lettere = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1862, UA 842 - Regolamento della Facoltà di Lettere e Filosofia
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1862, UA 842 - Regolamento medicina = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1862, UA 842 - Regolamento della Facoltà medico-chirurgica
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1862, UA 842 - Regolamento Scienze = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1862, UA 842 - Regolamento per le Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1862, UA 852 = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1862, UA 852
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  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1876, UA 3434 - Regolamento Medicina = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1876, UA 3434 - Regolamento per la Facoltà medica
  • ACS, Raccolta ufficiale, Parte ordinaria, anno 1876, UA 3434 - Regolamento Scienze = Archivio Centrale dello Stato, Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti, serie Parte ordinaria, Anno 1876, UA 3434 - Regolamento per la Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali
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  • Bullita; L'Università = Bullita Paolo, L’Università degli Studi di Cagliari. Dalle origini alle soglie del Terzo Millennio (Memorie e Appunti), Telema Edizioni, 2005
  • Bullita; Note = Bullita Paolo, Note sulla storia dell’Università di Cagliari, Mytos iniziative, 2004
  • Cadoni, Laneri; L'inventario = Cadoni Enzo, Laneri Maria Teresa, L’inventario dei beni e dei libri di Monserrat Rosselló, Gallizzi, 1994
  • Canepa; Le Constituciones = Canepa Mario, Le Constitutiones dell’Università di Cagliari, II, 1925
  • Cara; Notizie = Cara Gaetano, Notizie sul Museo di antichità della R. Università di Cagliari, Tip. Timon, 1872
  • Carpanetto; L'Università nel XVIII secolo = Carpanetto Dino, L’Università nel XVIII secolo, in Storia di Torino/V. Dalla città razionale alla crisi dello Stato d’Antico Regime (1730-1798), Einaudi, 2002
  • Carpanetto; L'Università ristabilita = Carpanetto Dino, L’Università ristabilita, in Storia di Torino/IV. La città fra crisi e ripresa (1630-1730), Einaudi, 2004
  • Carta; Un intellettuale = Carta Luciano, Un intellettuale sardo dell’Ottocento in dimensione europea: Giovanni Spano (1803-1878), «Materia giudaica», XIV/1-2, 2009
  • Castaldi; Francesco Boi = Castaldi Luigi, Francesco Boi (1767-1860), primo cattedratico di Anatomia Umana a Cagliari e le Cere Anatomiche fiorentine di Clemente Susini, Leo S. Olschki, 1947
  • Cattaneo; Le cere = Cattaneo Luigi, Le Cere Anatomiche di Clemente Susini dell’Università di Cagliari, Officine grafiche fratelli Stianti, 1970
  • Cattaneo, Riva; Le cere = Cattaneo Luigi; Riva Alessandro, Le Cere Anatomiche di Clemente Susini dell’Università di Cagliari, Editrice della Torre, 1993
  • Cettolini; Cenni biografici = Cettolini Sante, Cenni biografici di Giuseppe Missaghi, Tip. P. Valdès, 1898
  • Ciampi, Santangeli; Il Consiglio Superiore = Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (1848-1928), Arti Grafiche Panetto & Petrelli, 1994
  • Cogoni; I laureati = Cogoni Laura, I laureati della Regia Università di Cagliari (1860-1910), tesi di laurea triennale in Beni culturali, Università degli studi di Cagliari, a.a. 2015-16 (relatore prof.ssa Cecilia Tasca)
  • Cogoni; La Facoltà = Cogoni Laura, La Facoltà di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali nell’Archivio Storico dell’Università di Cagliari. Sezione Seconda (1848-1900), tesi di laurea magistrale in Archeologia e Storia dell’arte, Università degli studi di Cagliari, a.a. 2017-18 (relatore prof.ssa Cecilia Tasca)
  • Costituzioni di sua maestà = Costituzioni di sua maestà per l’Università degli Studi di Cagliari, Stamperia reale, 1764
  • Costituzioni, 1729 = Costituzioni di Sua Maestà per l’Università di Torino, Gio Battista Chais, 1729
  • Crespi; Baccelli = Crespi Mario, Baccelli, Guido, in Dizionario Biografico degli Italiani, V, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1963
  • D'Arienzo; Fondazione = I documenti originali di fondazione dell’Università di Cagliari, Università degli Studi di Cagliari - CIMAS, 1997
  • D'Arienzo; Rifondazione = I documenti di rifondazione dell’Università di Cagliari, Ilisso, 2014
  • Del Corno; Ruggiero Bonghi = Del Corno Nicola, Ruggiero Bonghi politico: il giudizio della storiografia, «Il pensiero politico. Rivista di storia delle idee politiche e sociali», a. 33, n. 3, settembre-dicembre 2001
  • Del Panta; Un architetto = Del Panta Antonella, Un architetto e la sua città. L’opera di Gaetano Cima (1805-1878) nelle carte dell’Archivio Comunale di Cagliari, Edizioni Della Torre, 1983
  • Dessì-Magnetti; Cenni sulle attuali condizioni = Dessì Magnetti Vincenzo, Cenni sulle attuali condizioni dell’Università, in Annuario della Regia Università di Cagliari per l’anno scolastico 1872-73, Tip. A. Timon, 1872
  • Dessì-Magnetti; Notizie storiche = Dessì Magnetti Vincenzo, Notizie Storiche sulla R. Università di Cagliari, Tip. Timon, 1879
  • Dessì-Magnetti; Nozioni storiche = Dessì Magnetti Vincenzo, Nozioni storiche sulla Regia Università di Cagliari, Tip. Timon, 1865
  • Doneddu; Parlamento Coloma = Doneddu Giuseppe, Il Parlamento del viceré Antonio Coloma conte di Elda (1602-1603), Consiglio Regionale della Sardegna (Acta Curiarum Regni Sardiniae, 13), 2015
  • Dröscher; Lo sviluppo delle facoltà = Dröscher Ariane, Lo sviluppo delle Facoltà di Medicina e Chirurgia in Italia tra l’Unità e la Prima Guerra Mondiale, in Storia, scienza e società. Ricerche sulla scienza italiana di età moderna e contemporanea, CIS, 2006
  • Duboin; Raccolta = Duboin Felice Amato, Raccolta per ordine di materie delle leggi, editti, manifesti, ecc., pubblicati dal principio dell’anno 1681 sino agli 8 dicembre 1798 sotto il felicissimo dominio della Real Casa di Savoia per servire di continuazione a quella del senatore Borelli, Arnaldi, 1818-1860
  • Editti, 1775 = Editti, Pregoni, ed altri provvedimenti emanati pel Regno di Sardegna dappoichè passò sotto la dominazione della Reale Casa di Savoia sino all’anno MDCCLXXIV. Riuniti per comando di S.S.M.R.M. Il Re Vittorio Amedeo III. DisPos.ti sotto i rispettivi titoli, e tradotti in italiano quelli, che furono pubblicati solamente in lingua spagnola, Stamperia reale, 1775
  • Enrico Gandolfo = Enrico Gandolfo, in Annuario della Regia Università di Genova. Anno scolastico 1907-08, Tip. P. Valdès, 1908
  • Farnetani, Monsagrati; Matteucci = Farnetani Francesca, Monsagrati Giuseppe, Matteucci, Carlo, Dizionario Biografico degli Italiani, LXXII, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2008
  • Ferrante; Cagliari e Lerida = Ferrante Carla, Cagliari e Lerida, il modello di fondazione di uno stato municipale: Le Costituzioni del 1626, in Le origini dello Studio generale sassarese nel mondo universitario europeo dell’età moderna, CLUEB, 2013
  • Ferraresi; Le università = Ferraresi Alessandra, Le università dall’età francese all’unità, in Storia delle Università in Italia, III, CLUEB, 2013
  • Fois; Dall'Unità = Fois Giuseppina, Dall’Unità alla caduta del fascismo, in Storia dell’Università di Sassari, I, Ilisso, 2010
  • Fois; L'Università di Sassari = Fois Giuseppina, L’Università di Sassari tra Ottocento e Novecento, in Le Università minori in Italia nel XIX secolo, Centro interdisciplinare per la storia dell’Università di Sassari, 1993
  • Fruci; Nasi = Fruci Gian Luca, Nasi, Nunzio, Dizionario Biografico degli Italiani, LXXVII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2012
  • Gennari; Guida = Gennari Patrizio, Guida dell’Orto Botanico della Regia Università di Cagliari, Tipografia editrice dell’Avvenire di Sardegna, 1874
  • Guzzoni; Alcune notizie = Guzzoni degli Ancarani Arturo, Alcune notizie sull’Università di Cagliari, Annuario della R. Università di Cagliari, anno scolastico 1897-1898, Tip. Muscas di P. Valdès, 1898
  • La Memoria Storica; Carteggio 1848-1900 = Inventario dell’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Cagliari - Sezione II, Carteggio (1848-1900), revisione a cura di Eleonora Todde, 2016
  • La Memoria Storica; Carteggio 1901-1950 = Inventario dell’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Cagliari - Sezione II, Carteggio (1901-1950), revisione a cura di Eleonora Todde, 2017
  • La Memoria Storica; Commissione municipale = Inventario degli atti della Commissione municipale di ispezione delle scuole comunali, revisione a cura di Eleonora Todde, 2016
  • La Memoria Storica; Protomedicato Generale = Inventario degli atti del Protomedicato Generale di Sardegna (1764-1858), revisione a cura di Eleonora Todde, 2016
  • La Memoria Storica; Sezione I = Inventario dell’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Cagliari - Sezione I (1764-1858), revisione a cura di Mariangela Rapetti, 2016
  • La Memoria Storica; Sezione II = Inventario dell’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Cagliari - Sezione II, Serie Omogenee (1848-1925), revisione a cura di Eleonora Todde, 2016
  • Lattes, Levi; Cenni storici = Lattes Alessandro, Levi Beppo, Cenni storici della Regia Università di Cagliari, compilati dal prof. A. Lattes per il periodo che va dalla fondazione dello Studio al 1848 e dal prof. B. Levi per il periodo che va dal 1848 ai nostri giorni, Tip. P. Valdès, 1910
  • Lattes; Per la storia = Lattes Alessandro, Per la storia delle Università sarde. Documenti nuovi, «Archivio storico sardo», V, 1909
  • Lazzari; Le facoltà teologiche = Lazzari Francesco, Le Facoltà teologiche universitarie tra il Sillabo e l’abolizione, in Un secolo da Porta Pia, Guida, 1970
  • Leo; I rettori = Leo Pietro, I Rettori dell’Università degli Studi di Cagliari dalla fondazione alla riforma piemontese (1626-1764), «Studi Sardi», III/II, 1938
  • Loddo Canepa; Due complessi normativi = Loddo Canepa Francesco, Due complessi normativi regi inediti sul governo della Sardegna (1686-1755), «Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia e di Magistero dell’Università di Cagliari», XXI, 1953
  • Luperini; Pacinotti = Luperini Claudio, Pacinotti, Antonio, Dizionario Biografico degli Italiani, LXXX, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2014
  • Mariotti; Sul pareggiamento = Mariotti Giovanni, Sul pareggiamento della R. Università di Parma a quelle di primo ordine. Relazione ai consigli provinciale e comunale di Parma, Tip. di G. Ferrari e Figli, 1886
  • Marrocu, Brigaglia; La perdita del Regno = Marrocu Luciano, Brigaglia Manlio, La perdita del Regno. Intellettuali e costruzione dell’identità sarda tra Ottocento e Novecento, Editori Riuniti, 1995
  • Martini; Sulla Biblioteca = Martini Pietro, Sulla Biblioteca della Regia Università di Cagliari. Memoria del cav. Pietro Martini, Presidente della medesima, Tip. di A. Timon, 1845
  • Martirano; Il senso del concreto = «Il senso del concreto». Contributo ad una storia della cultura napoletana tra Ottocento e Novecento, Rubbettino, 2003
  • Mattirolo; Gennari = Mattirolo Oreste, Patrizio Gennari, «Enciclopedia Italiana», 1932
  • Mattone; Assolutismo = Mattone Antonello, Assolutismo e tradizione statutaria. Il governo sabaudo e il diritto consuetudinario del Regno di Sardegna (1720-1827), «Rivista Storica Italiana», 116, fasc. 3, 2004
  • Mattone; La cessione = Mattone Antonello, La cessione del Regno di Sardegna dal trattato di Utrecht alla presa di possesso sabauda (1713-1720), «Rivista Storica Italiana», 104, 1992
  • Mattone; Sassari e la sua università = Mattone Antonello, La città di Sassari e la sua università, un rapporto speculare, in Storia dell’Università di Sassari, Ilisso, 2010
  • Mattone, Sanna; La rivoluzione delle idee = Mattone Antonello, Sanna Piero, La rivoluzione delle idee: la riforma delle due università sarde e la circolazione della cultura europea (1764-1790), in Settecento sardo e cultura europea. Lumi, società, istituzioni nella crisi dell’Antico Regime, Franco Angeli, 2007
  • Maurandi; Giuseppe Todde = Maurandi Pietro, Giuseppe Todde. Un economista alla scuola di Francesco Ferrara, Franco Angeli, 1986
  • Mazzei, Loreti; Carlo Matteucci = Mazzei Raffaele, Loreti Mario, Carlo Matteucci: fisico, uomo di scienza, politico, biofisico nel centenario della morte (1811-1968), Tipografia Valbonesi, 1968
  • Merlin; Progettare una riforma = Merlin Pierpaolo, Progettare una riforma. La rifondazione dell’Università di Cagliari (1755-1765), Aipsa Edizioni, 2010
  • Mura; Alle origini = Mura Daniela, Alle origini del Gabinetto di Fisica. I documenti dell’Archivio Storico dell’Università di Cagliari (1764-1865), tesi di laurea triennale in Beni culturali e Spettacolo, Università degli studi di Cagliari, a.a. 2018-2019 (relatore: prof.ssa Cecilia Tasca)
  • Necrologia = Necrologia del prof. cav. Giovanni Borgna-Bardi, Alagna, 1867
  • Necrologio = Necrologio di Luigi Zanda, Annuario della Regia Università di Cagliari. Anno scolastico 1908-09, Tip. P. Valdès, 1909
  • Nonnoi; Michele Antonio Plazza = Nonnoi Giancarlo, Michele Antonio Plazza. Un chirurgo riformatore, in Michele Antonio Plazza, Riflessioni intorno ad alcuni mezzi per rendere migliore l’isola di Sardegna, 1755- 1756, Centro di Studi Filologici Sardi /Cuec, 2016
  • Nonnoi; Un Ateneo = Nonnoi Giancarlo, Un Ateneo in bilico tra sopravvivenza e sviluppo, in La riconquista dei saperi. Il pareggiamento dell’Università di Cagliari, Aipsa Edizioni, 2016
  • Notizie biografiche = Notizie biografiche intorno ai professori di questo Regio Ateneo morti nel corso dell’anno scolastico 1896-97, Annuario della Regia Università di Cagliari per l’anno scolastico 1897-98, Tip. P. Valdès, 1897
  • Pillosu; Documenti = Pillosu Francesco, Documenti relativi all’Università degli Studi di Cagliari conservati nell’Archivio Storico Comunale (1603-1840), tesi di laurea magistrale in Storia e società, Università degli studi di Cagliari, a.a. 2018-2019 (relatori: prof.ssa Bianca Fadda, prof.ssa Eleonora Todde)
  • Pinna; Gli atti = Pinna Michele, Gli atti di fondazione dell’Università degli Studi di Cagliari, Annuario della Regia Università degli Studi di Cagliari per l’anno scolastico 1931-32, Tip. P. Valdès, 1931
  • Piras; I redditi = Piras Carla, I redditi della Regia Università di Cagliari attraverso le bolle e i brevi pontifici dell’Archivio Storico dell’Ateneo (1789-1852), «Archivio Storico Sardo», XLIX, 2014
  • Porciani, Moretti; La creazione = Porciani Ilaria, Moretti Mauro, La creazione del sistema universitario nella nuova Italia, in Storia delle Università in Italia, III, Sicania, 2007
  • Quazza; Bogino = Quazza Guido, Bogino, Giovanni Battista, Dizionario Biografico degli Italiani, XI, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1969
  • Raccolta degli atti, 1847 = Raccolta degli atti del Governo di S. M. il Re di Sardegna. Volume decimoquinto: dal 1° gennaio a tutto dicembre 1847, Stamperia reale, 1848
  • Raccolta degli atti, 1848 = Raccolta degli atti del Governo di S. M. il Re di Sardegna. Volume decimosesto: dal 1° gennaio a tutto dicembre 1848, Stamperia reale, 1848
  • Rapetti; Il collegio = Rapetti Mariangela, ‘Le qualità che debbon concorrere a formare un eccellente medico’. Il Collegio di Medicina nell’Archivio Storico dell’Università di Cagliari. Sezione I (1764-1848), Grafica del Parteolla, 2017
  • Rapetti; L'ateneo = Rapetti Mariangela, L’ateneo di Cagliari negli archivi italiani e spagnoli. Dallo “Studium Generale” alla “Regia Università degli Studi” (1543-1848), in Gli archivi delle università. Firenze Cagliari Salerno, Civita Editoriale, 2018
  • Rapetti; La riconquista = Rapetti Mariangela, La riconquista dei saperi. Il pareggiamento dell’Università di Cagliari, Aipsa Edizioni, 2016
  • Rapetti, Scroccu, Todde; L'Università = Rapetti Mariangela, Scroccu Gianluca, Todde Eleonora, L'Università di Cagliari e i suoi Rettori, Ilisso, 2020
  • Rapetti, Todde; ASUCa, Sezione I = Rapetti Mariangela, Todde Eleonora, Archivio Storico dell'Università di Cagliari. Sezione I (1764-1848). Inventario, Cleup, 2019
  • Rapetti, Todde; Guida = Rapetti Mariangela, Todde Eleonora, La ‘stanza per vestirsi dei signori professori’. Guida all’Archivio Storico dell’Università degli Studi di Cagliari,, Grafica del Parteolla, 2016
  • Regie patenti università = Regie Patenti colle quali dannosi da S.M. nuovi ordinamenti alle leggi e discipline per la Regia Università degli Studi di Cagliari, Stamperia reale, 1842
  • Relazione e decreto per la commissione = Relazione e decreto per la commissione incaricata di formare una statistica della pubblica istruzione nei Regii Stati (10 gennaio 1849), Speirani, 1849
  • Ricuperati; Lo Stato sabaudo = Ricuperati Giuseppe, Lo Stato sabaudo nel Settecento. Dal trionfo delle burocrazie alla crisi dell’Antico Regime, UTET, 2001
  • Riva, Segawa, Lai, Testa Riva; Susini Collection = Riva Alessandro, Segawa Akihisa, Lai Ignazio, Testa Riva Francesca, The Clemente Susini Collection of wax models of the University of Cagliari, «Italian Journal of Anatomy and Embryology», 102, 1997
  • Romanelli; Boselli = Romanelli Raffaele, Boselli, Paolo, Dizionario Biografico degli Italiani, XIII, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1971
  • Schirru; L'Università = Schirru Marcello, L’Università degli Studi di Cagliari e il complesso architettonico sul Balice, «Annali di storia delle università italiane», 14, 2010
  • Scirocco; Bonghi = Scirocco Alfonso, Ruggiero Bonghi fra cultura e politica, «Nuova Antologia: rivista di lettere, scienze ed arti», v. 582, fasc. 2210, aprile-giugno 1999
  • Scoppola; Bonghi = Scoppola Pietro, Bonghi, Ruggiero, Dizionario Biografico degli Italiani, XII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1971
  • Serra; Cima = Serra Renata, Cima, Gaetano, Dizionario Biografico degli Italiani, XXV, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1981
  • Solemne recibimiento = Solemne recibimiento que hizo la muy Illustre, y Mag. Ciudad de Caller Caveça, y Corte del Reyno de Cerdeña al Illustriss. y Reverendiss. Señor D. Bernardo de la Cabra Arçobispo de Cal- ler, Primado de ambas Sardeñas etc. etc., Emprenta del Doctor Antonio Galcerin, 1642
  • Sorgia; Bacaredda = Sorgia Giancarlo, Bacaredda, Ottone, Dizionario Biografico degli Italiani, IV, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1962
  • Sorgia; Lo studio generale = Sorgia Giancarlo, Lo Studio generale Cagliaritano. Storia di una università, Università degli Studi di Cagliari, 1986
  • Sorgia, Todde; Sei secoli = Sei secoli di amministrazione cittadina, Lions International, 1981
  • Spano; Guida della città = Spano Giovanni, Guida della città e dintorni di Cagliari, Tip. A. Timon, 1861
  • Spano; Regio Museo = Spano Giovanni, Fondazione del Regio Museo di Cagliari, «Bullettino Archeologico Sardo», II, 1856
  • Taccari; Boi = Taccari Egisto, Boi, Francesco Antonio, Dizionario Biografico degli Italiani, XVI, Istituto della Enciclopedia Italiana, XI, 1969
  • Talamo; Coppino = Talamo Giuseppe, Coppino, Michele, Dizionario Biografico degli Italiani, XXVIII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1983
  • Tasca; Dessì Magnetti = Tasca Cecilia, Vincenzo Dessì Magnetti, Segretario ‘storico’ della Regia Università di Cagliari, in Governare un Ateneo. Segretari e archivisti al servizio della Regia Università di Cagliari, Aipsa Edizioni, 2016
  • Todde; ASUCa, Serie omogenee (1848-1900) = Todde Eleonora, Archivio storico dell'Università di Cagliari. Sezione II - Serie omogenee (1848-1900). Inventario, Cleup, 2020
  • Todde; Domenico Lovisato = Todde Eleonora, Domenico Lovisato e la Regia Università di Cagliari. Nuove fonti di ricerca, «Studi e ricerche», IX, 2016
  • Todde; Governare un Ateneo = Todde Eleonora, Governare un Ateneo. Segretari e archivisti al servizio della Regia Università di Cagliari, Aipsa Edizioni, 2016
  • Todde; L'archivio = Todde Eleonora, L’archivio della Regia Università di Cagliari: nuovo ordinamento e strumenti di ricerca, in Gli archivi delle Università. Firenze Cagliari Salerno, Civita Editoriale, 2018
  • Todde; L'inventario = Todde Eleonora, L’inventario del Protomedicato Generale di Sardegna, in Politica, economia e società in Sardegna tra età sabauda e fascismo. Studi e ricerche, Grafica del Parteolla, 2016
  • Todde; La Facoltà = Todde Eleonora, La Facoltà di Medicina e Chirurgia nell’Archivio Storico dell’Univer- sità di Cagliari. Parte I, Sezione Seconda – Serie omogenee (1848-1900), Grafica del Parteolla, 2017
  • Todde; Prassi = Todde Eleonora, Prassi di gestione e conservazione documentale nelle università del Regno di Sardegna (1720-1860), «Archivi», XIV/1, gennaio-giugno 2019
  • Tola; Dizionario biografico = Tola Pasquale, Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna, Ilisso, 2001
  • Toscano; Per la scienza = Toscano Fabio, Per la scienza, per la patria. Carlo Matteucci, fisico e politico nel Risorgimento italiano, Sironi editore, 2011
  • Traniello; Bon Compagni = Traniello Francesco, Bon Compagni, Carlo, Dizionario Biografico degli Italiani, XI, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1969
  • Trifone; L'università = Trifone Romualdo, L’università degli studi di Napoli dalla fondazione ai giorni nostri, Università di Napoli, 1954
  • Trova; Il canonico = Trova Assunta, Il canonico Giovanni Spano, professore e rettore dell’Università di Cagliari, in Tra diritto e storia: studi in onore di Luigi Berlinguer promossi dalle Università di Siena e di Sassari, Rubbettino, 2008
  • Turtas; I Gesuiti = Turtas Raimondo, I Gesuiti in Sardegna. 450 anni di storia (1559-2009), Cuec, 2010
  • Turtas; La formazione = Turtas Raimondo, La formazione delle Università di Cagliari e di Sassari, in Le Università minori in Europa (secoli XV-XIX), Convegno internazionale di studi (Alghero, 30 ottobre-2 novembre 1996), Rubbettino, 1998
  • Turtas; La laboriosa formazione = La laboriosa formazione dell’Università di Sassari (secoli XVI-XVII), Ilisso, 2010
  • Turtas; La nascita = Turtas Raimondo, La nascita dell’università in Sardegna: la politica culturale dei sovrani spagnoli nella formazione degli Atenei di Sassari e di Cagliari (1543-1632), Università degli Studi di Sassari - Dipartimento di Storia, 1988
  • Verzella La crisi = Verzella Emanuela, La crisi dell’assetto corporativo e le riforme universitarie, Storia delle Università in Italia, I, Sicania, 2007
  • Verzella; L'Università di Sassari = Verzella Emanuela, L’Università di Sassari nell’età delle riforme (1763- 1773), Centro interdisciplinare per la storia dell’Università di Sassari, 1992
  • Violardo; Istituzioni culturali = Violardo Marco, Istituzioni culturali, circoli intellettuali, editori, almanacchi, in Storia di Torino/VI. La città nel Risorgimento (1798-1864), Einaudi, 2000
  • Zedda; Le tesi di laurea = Zedda Valeria, Le tesi di laurea della Regia Università degli Studi di Cagliari dall’Unità d’Italia al 1900, tesi di laurea magistrale in Storia e società, Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2015-16 (relatore prof.ssa Cecilia Tasca)
  • Zucca; La Facoltà di Giurisprudenza = Zucca Riccardo, La Facoltà di Giurisprudenza nell’Archivio Storico dell’Università di Cagliari (1764-1900), tesi di laurea magistrale in Storia e società, Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2018-2019 (relatore: prof.ssa Eleonora Todde)

Compilatori

  • Prima redazione: Eleonora Todde (ricercatrice UniCa) - Data intervento: 28 ottobre 2020
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